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Cosenza - Acri 3-2
Una vittoria che fa morale e che nel risultato non esprime la differenza tra gli organici visti oggi in campo. Andiamo al sodo: il Cosenza meritava uno scarto superiore di reti, un 3 a 1 avrebbe reso meglio l’idea del divario tra le due compagini, ma due eurogol degli ex La Canna e Galantucci hanno reso la giornata meno pesante all’Acri. Un Acri in formazione largamente rimaneggiata, rinunciare a tre gladiatori come Deffo, Perrelli e Visciglia non è cosa da poco, ma se ripensiamo a quante volte i rossoblù hanno dovuto giocare in condizioni forse peggiori allora i conti tornano. In un campionato i momenti delicati li attraversano tutte le squadre, per l’Acri è iniziato alla fine del girone di andata, per il Cosenza non c’è stato un attimo di pace, ora tutti aspettiamo quello dell’Hinterreggio. I rossoneri di Ferraro hanno pure recriminato e molto per le prime due reti del Cosenza. Sul gol di Longobardi non ci è parso di intravedere nulla di irregolare, ma non eravamo in condizioni di giudicare perché dall’altro lato dell’azione; sul rigore l’arbitro ci è sembrato un tantino magnanimo, ma stessa cosa si potrebbe dire su quello subito dal Cosenza all’andata. Insomma i dirigenti e tifosi dell’Acri ci sono rimasti molto male per una sconfitta che, speriamo per loro, chiuderà questo ciclo nero, ma crediamo che i rossoneri debbano prima ritrovare la loro dimensione e poi recriminare sui singoli episodi. Abbiamo visto una squadra indecisa in difesa e disordinata a centrocampo, frenetica in avanti e crediamo che ciò sia dovuto alle importanti assenze, ma anche ad un momento nel quale non gira tutto per il verso giusto. Di questo ha approfittato la squadra di Tommaso Napoli che ha dato sicuramente un’impronta diversa alla compagine rossoblù, ma che a mio modesto avviso ancora non ha trovato la quadratura del cerchio. Più volte abbiamo detto che non ci lasciamo impressionare dai risultati positivi, anzi pensiamo che sia questo il momento di far notare le cose che non vanno, apprezzando invece il risvolto positivo della medaglia. La squadra di Napoli bada più al sodo che all’estetica, si adegua al gioco dell’avversario, è più squadra di categoria e se deve buttare il pallone fuori dallo stadio lo fa senza mezzi termini. I ragazzi sono grintosi e con la vittoria di oggi hanno dimostrato di voler raggiungere un obiettivo e mettere da parte quelle che sono le ansie determinate da una gestione societaria non certo puntuale. La ramanzina di Stefano Fiore avrà avuto i suoi vantaggi e comunque in panchina c’è un allenatore che li tiene sempre sulla corda anche lui determinato a fare molto bene. Oggi mister Napoli ha giocato ancora una volta a nascondino: a lui piace non dare riferimenti alle difese avversarie, l’unico mandato in avanscoperta è stato Longobardi, cercato quasi continuamente dai compagni sia in verticale che con lanci lunghi quando le energie sono venute a mancare, mentre Mosciaro e Gassama partivano defilati. Mosciaro partiva in linea con gli altri centrocampisti a simulare un 4-4-2 e solo abbozzando la copertura, Gassama era invece libero di determinarsi come meglio credeva e questo è il migliore modo di utilizzarlo. In mediana hanno agito Adriano Fiore e Romano centralmente, con Biondo sul lato opposto a Mosciaro. La difesa posizionata a quattro con gli under a giostrare da terzini e Ciano con Varriale al centro dove si esprime molto meglio anche se all’inizio ha sbagliato due appoggi da brivido. Questo modulo ha disorientato la difesa acrese che è andata spesso in affanno ed i tre gol sono lì a testimoniare il tutto. Cosa non ci è piaciuto? La squadra non ha mai dato l’impressione di controllare la gara come successo a Noto nel primo tempo anche se rispetto a domenica scorsa è stata più pericolosa; il centrocampo così costruito non regge a dovere l’urto degli avversari, da sempre l’impressione di accompagnare l’avversario verso l’area rossoblù invece di contrastarlo, ondeggia paurosamente e solo per gli errori degli avversari ieri non si sono persi punti. Molto meglio nel secondo tempo, quando entrato Parisi per Romano, Ciano si è collocato di fianco a Fiore gestendo molto meglio la fase di rottura. È vero altresì che Fiore si da un gran da fare però quello non è il suo ruolo naturale. La difesa ha sofferto molto sul lato destro dove Galantucci si è trovato più volte solo dinanzi a Franza, sprecando però banalmente. Insomma ancora non gira tutto per il verso giusto più nella scelta di alcuni giocatori in campo che nella tattica e mentalità. Ancora non si è trovato il punto di equilibrio: a Noto si è subito poco e creato altrettanto, ieri si creato molto e subito altrettanto ed il tutto dipende dal centrocampo. A buon intenditor poche parole.
Noto - Cosenza 1-1
Il Cosenza di Tommaso Napoli si è visto solo nel primo tempo, poi alla fine siamo sempre a rimpiangere le occasioni sprecate e la topica individuale. Insomma stringi stringi, in termini di risultati, pare che sia la unica cosa che conti nel calcio, è cambiato poco in considerazione del fatto che le partite da giocare sono sempre meno. Ossia un pareggio a Noto non sarebbe da buttare, soprattutto per il gioco espresso nel primo tempo, e quindi in ottica dei margini di miglioramento che la squadra ancora ha, ma purtroppo l’Hinterreggio dopodomani potrebbe andare a nove punti di vantaggio, il che vanificherebbe ogni discorso in funzione prospettica. Continuiamo ad usare il condizionale perché nessuno può dirsi certo che lunedì l’Hinterreggio batterà la Valle Grecanica e perché nessuno può mettere la mano sul fuoco che una vittoria dei play-off non garantirà l’accesso in lega pro. Dopo esserci dati un po’ di speranza, che un buon tifoso non dovrebbe perdere mai, cerchiamo di analizzare la partita e dare una spiegazione al mezzo passo falso.
Napoli si è presentato a Noto con un 4-4-1-1 ampiamente preannunciato e che ha cercato di colmare i difetti dell’edizione precedente. A Napoli si chiedeva di dare equilibrio a questa squadra e infondere nei ragazzi la giusta cattiveria agonistica che caratterizza il campionato nazionale dilettanti. Ci è riuscito? Diremo a metà. D’altronde il tempo che ha avuto per cambiare è davvero insignificante e la fretta di recuperare troppa. Il primo tempo però si è vista una squadra di categoria che ha tenuto con padronanza il gioco su un campo di patate, insomma dava l’impressione di essere una squadra forte che sapeva quello che voleva. Cinica e sorniona al punto giusto, con il 58% di possesso palla, tanto che il giudizio dei cronisti è totalmente cambiato. La difesa ha controllato molto bene gli avversari, alquanto spuntati a dire il vero. Adriano Fiore a centrocampo ha fatto un figurone con i suoi continui inserimenti, Arcidiacono e Biondo hanno fatto una fase difensiva eccellente, perdendo però in fase offensiva. Mosciaro, supportato a corrente alterna da Romano, ha fatto quello che ha voluto.
Di Nola ha risposto con un 4-3-3 con Fontanella terminale offensivo coadiuvato da Butera e Rizzi, tutti e tre volenterosi, ma con poco costrutto. Centrocampo che non ha saputo cambiare l’inerzia della gara e difesa in balia degli attacchi rossoblù. A nostro avviso, il Cosenza è qui che ha sbagliato, doveva affondare nel momento in cui l’avversario era frastornato e non cercare di addormentare la partita. Se si fosse chiuso il primo tempo sul 2 a 0 sarebbe stata la gara perfetta, invece si è atteso l’errore dell’avversario che non solo non è arrivato, ma ha avuto tutto il tempo di rinforzarsi e tentare il tutto per tutto. Con l’innesto di Villa i netini si sono caricati, hanno cominciato a picchiare di santa ragione, hanno preso l’inerzia della gara e, senza fare un tiro in porta, hanno ripreso la gara.
Inutile sostituire Romano quando i buoi erano scappati. Si dica quel che si vuole, ma questo giocatore non incide sul gioco della squadra se non per dieci minuti a partita. È abulico, spesso fuori dall’azione, non si è inserito una volta una in avanti, è il primo a non essersi calato in questa categoria. Il Cosenza di Napoli, così come quello di Patania, hanno sofferto la presenza di un giocatore che potrebbe dare dieci e da cinque. Un peso maggiore in avanti nella mezz’ora prima della sostituzione di Romano avrebbe regalato al Cosenza tutta un’altra partita. Anche Castellano girovagava in mezzo al campo, ma è un giovane non ce l’ha sentiamo di attribuirgli troppo colpe.
Apprezzabile anche la voglia del nuovo tecnico di recuperare la partita, ma alla fine dei conti inserire tre attaccanti e cambiargli continuamente posizione in campo non ha fatto altro che creare confusione e riportarci lì da dove eravamo partiti. Cioè ad una squadra squilibrata che nonostante ha quattro attaccanti in campo non riesce a fare un’azione pericolosa. Ad una squadra impaurita al solo annuncio dell’entrata in campo di Villa. Ad una squadra diametralmente opposta a quella del primo tempo. Insomma ci sarà da attendere ancora per vedere il miglior Cosenza possibile, ci sarà ancora da attendere per capire le reali intenzioni della società, ci sarà ancora da attendere per i tifosi del Cosenza, speriamo non siano tempi biblici!
Cosenza - Nissa 1-0
Il Cosenza è stato, all’evidenza dei fatti, penalizzato quattro volte dal gesto insulso di un suo tifoso, non solo per le tre giornate comminategli dal giudice sportivo, per il fatto di disputare le gare in campo neutro, per il fatto di disputarle a porte chiuse, ma soprattutto per avere giocato la prima di queste gare su un terreno di gioco infimo. Una squadra tecnica come quella rossoblù, abituata a giocare sul “biliardo” del S.Vito, ha dovuto compensare anche questo handicap e non è stato facile. La speranza è che vista la vicinanza territoriale, si tratta dei derby con Acri e Sambiase, la Lega scelga delle sedi più consone ad ospitare una società e squadra non abituate a giocare in questi campi. Così come è auspicabile che le partite vengano riprese da un’emittente televisiva per non penalizzare ulteriormente due tifoserie, come quelle di Cosenza ed Acri, che in occasione della partita di andata hanno messo in atto una grande giornata di sport, fatta di amore per il calcio e di rispetto per il tifo opposto. Per non penalizzare tutti quei tifosi, abbonati che, perfettamente incolpevoli di quanto accaduto a Nola, devono perdersi uno spettacolo per il quale hanno pure pagato. Già in passato altre tifoserie si sono rivolte al TAR per vedersi riconosciuta la tutela aquiliana del credito nonché quella dei correlati diritti personali ed inviolabili all’immagine, all’onore e al decoro degli stessi abbonati. La tutela del credito non è rappresentato soltanto dal diritto di assistere alle gare casalinghe, ma anche da tutto quell’insieme di condizioni psicologiche, sociali, ambientali e ludiche la cui violazione costituisce danno morale ed esistenziale, così si esprimeva il Giudice amministrativo.
Scrivevamo di quanto sia stato difficile vincere questa partita, non tanto per l’avversario, ultimo in classifica, ma proprio per un terreno di gioco che non permetteva due passaggi di seguito, figurarsi il creare delle trame di gioco. In queste condizioni è chiaro che sia molto più facile difendersi e cercare di strappare uno 0 a 0 che non impostare una gara di attacco per conquistare i tre punti. È stato dunque difficile sbarazzarsi dei siciliani e Stefano Fiore lo ha ammesso nelle interviste del dopo partita, sottolineando che la squadra doveva arrivare al raddoppio per non soffrire fino al termine della gara. Bisogna dire che le occasioni, per quanto possibile, sono state create, ma come è accaduto per quasi tutto il campionato, sprecate banalmente. Non a caso, ad oggi, l’attacco del Cosenza è solo decimo nella speciale graduatoria. Speriamo che i nuovi acquisti possano migliorare questo particolare score. Di positivo c’è stata la vittoria, forse minimizzata dalle contemporanee vittorie di Hinterreggio e Palazzolo, e la grinta messa in campo dai rossoblù per ottenerla. Questo dimostra che la vittoria si è voluta ad ogni costo per uscire dalla situazione precaria e dare nel contempo un segnale a società e tifoseria.
Fiore ha anche detto che la squadra ha troppe paure, non crede in se stessa ed è troppo nervosa, atteggiamenti mentali che il nuovo allenatore dovrà controvertire se si vuole continuare ad avere la speranza di lottare per la vittoria del torneo. È logico che la squadra subisca quanto di negativo avviene in società, viene dall’esonero dell’allenatore e negativizzi fin troppo la poca presenza di pubblico che questa squalifica va ad acuire. Questo clima di contrapposizione tra società e staff tecnico ora, di tregua imposta poi, mettono in subbuglio lo spogliatoio che non si sente protetto e soffre maledettamente una instabilità più che latente.
Il nuovo allenatore più che i problemi tecnici, visto il sontuoso organico che andrà ad allenare, dovrà risolvere questi problemi psicologici, essere in grado di mettere mano in uno spogliatoio fragile, che può cadere alle prime difficoltà. Non a caso oggi non ha saputo approfittare anche della superiorità numerica avuta per buona parte della gara. E di difficoltà ce ne sono parecchie se si pensa che bisogna recuperare ben sette punti ad un Hinterreggio che oggi ha abbattuto la migliore difesa del campionato con quattro “pappine”. Servirebbe un allenatore che abbia vissuto tanti spogliatoi e tante di queste situazioni, che possa tranquillizzare i ragazzi e farli sentire importanti. Il resto dovrebbe farlo la società, chiamata ad un alto senso di responsabilità . Questa società non è mai stata loquace, forse è giunto il momento di parlare ancora meno e concentrarsi sul da farsi.
Nuvla - Cosenza 2-1
Forse siamo stati troppo facili profeti quando predicavamo equilibrio per il gioco di questa squadra e purtroppo il risultato di ieri ci ha dato ragione. Ancora una volta al primo affondo della squadra avversaria si è capitolati, dando poi seguito ad un’altra decina di minuti di follia che ha portato al raddoppio dei locali così come avvenuto, come in un copione di un film, anche a Sant’Antonio Abate.
Se scorriamo il taccuino della partita ci accorgiamo che ancora una volta il gioco è stato in mano ai rossoblù, però stringi stringi a questa squadra rimangono in mano ben sette sconfitte che, per l’organico del Cosenza, sono davvero troppe, tante per chi vuole vincere un campionato. Quindi si, ancora una volta la dea bendata non è stata dalla parte del Cosenza, però ormai a più di metà campionato è difficile sostenere la tesi della sfortuna. Adesso la squadra è completa in ogni reparto, forse manca solo un terzino sinistro under; è fortissima per la categoria e non osiamo pensare cosa potrebbe diventare se dovesse giocarvi Pellicori; ha svolto un periodo di rigenerazione fisica durante la pausa del campionato; i giocatori si conoscono meglio di quanto non lo fossero ad inizio stagione, quindi il giudizio deve essere per forza diverso rispetto a settembre. Capiamo pure l’intento di chi ha ricostruito questa squadra nel mercato di riparazione, c’era bisogno di attrezzare una squadra che nel passato era stata carente specialmente nel reparto offensivo e tentare una rimonta che appare, ancor più oggi, disperata. Si è puntato tutto sulla qualità offensiva per vincere partita su partita, per recuperare tutto il terreno perduto, per ricreare anche quell’entusiasmo che ingenerasse una svolta anche dal punto di vista finanziario, un po’ lo stesso pensiero che ebbe Luca Pagliuso nella scorsa stagione, ma, ahimè, ancora una volta si è dimostrato che per vincere nel calcio ci vuole pazienza.
È difficile nel campionato di serie D imporre la qualità dove la qualità non esiste, è difficile, non impossibile, imporre un gioco sopraffino quando le altre squadre giocano di trucchetti, perdite di tempo, di fallacci e cercano di vincere le partite più con la burocrazia che sul terreno di gioco. È stato bello provare a vincere in questo modo, non ci si è riusciti per tante componenti avverse, tante volte riproposte, ma evidentemente per vincere questo campionato serve solo tanta concretezza e la calma dei forti. Se vogliamo e per certi versi è un campionato facile a vincersi per società che hanno un’organizzazione solida e possono permettersi il lusso di avere giocatori di categoria superiore. Ne abbiamo avuto l’esempio solo quattro anni fa quando con queste caratteristiche questo campionato si è sbancato. La società di Paletta e Chianello non era da serie professionistica, nel senso che non aveva le potenzialità economiche per campionati di livello superiore, ma si era data un’organizzazione professionale; la squadra era anche meno forte di questa, ma già amalgamata da tempo; non esprimeva un grande gioco, il più delle volte si affidava alla forza di Cosa ed alla esperienza dei suoi marpioni, ma portava i punti a casa, così tanto pubblico ed incassi che hanno permesso di bissare nell’anno successivo. Quest’anno non si è riproposto niente di tutto questo. Si è tentata un’altra via e per questo si è puntato su un grande allenatore, bravo con i giovani, bravo nell’insegnare calcio, una persona seria ed un galantuomo, ma che, evidentemente non ha avuto prima la fortuna necessaria ed ora la scaltrezza giusta per vincere questo maledetto campionato di serie D.
Un campionato che vincono squadre come l’Hinterreggio, sparagnine, furbette che pensano prima a non prenderle e poi, forti di una qualità superiore e di tanta esperienza, pensano a confezionare il golletto di rapina, su calcio piazzato, di forza fisica che ti permette di cogliere i tre punti. Il Cosenza di Patania è stato però sempre in affanno, ha dovuto già alla prima recuperare i tre punti proprio con la Nuvla, occasioni su occasioni, ingaggi sbagliati sempre per la fretta di fare e fare bene e così anche ieri ha osato in forza di uno schieramento altamente offensivo che, come detto, non rende in quinta serie. Tutti ci saremmo aspettati tre, quattro gol ieri. Chi fermerà Gassama si diceva, chi Arcidiacono, e Mosciaro? Ma la Nuvla che è squadra di categoria e conscia dei propri mezzi ha pensato la partita e giocatola come fanno le squadre tecnicamente inferiori, otto uomini dietro la palla e tanta corsa nella speranza che ci scappi il contropiede vincente. I nostri invece si sono pavoneggiati nella speranza di cogliere un successo con il minimo sforzo. Forse questo è stato l’errore più grande di mister Patania ieri, non ha saputo infondere pazienza e scaltrezza. Peccato.
Cosenza - Adrano 1-0
Il Cosenza torna alla vittoria e guarda con rinnovato entusiasmo alla conquista dei campionati professionistici. vincere contro l’Adrano erano troppo importante e per tale motivo la soddisfazione è doppia. Adesso ci sarà una lunga pausa di venti giorni che potrà essere vissuta con più serenità e calma, per altri venti giorni anemici. Patania avrà modo di perfezionare gli schemi da proporre ai nuovi arrivati e si avrà anche il tempo di mettere a posto alcune carenze in ambito societario. Sono tre punti che ridanno forza a tutto l’ambiente e vitamina per il progetto di Stefano Fiore. Solitamente il Cosenza nei periodi prefestivi lascia sempre l’amaro in bocca ai propri tifosi, questa volta, nonostante tutto, il palato è rimasto dolce e chissà che sia girata la ruota della fortuna.
Nonostante tutto si, perché anche ieri non sono mancate le difficoltà: già nei primi minuti i rossoblù hanno dovuto fare a meno di capitan Parisi, una perdita non da poco se si tiene conto che sono venuti a mancare al reparto difensivo i due centrali migliori della categoria, dato che Ciano è stato ormai dirottato a fare il centro mediano. Così d’amblè si è dovuta amalgamare una coppia inedita, quella composta da Scigliano e Varriale, senza poi tenere conto che in squadra sono state immesse due pedine arrivate appena da tre giorni, Longobardi e Arcidiacono, e Gassama non ha avuto nemmeno il tempo di ambientarsi che si è anche infortunato. Signori il calcio non è una fabbrica nella quale basta inserire i bulloni al posto giusto per far girare le macchine, qui si ha a che fare con uomini che hanno bisogno di tempo per affiatarsi e produrre il meglio di se stessi.
Nonostante anche l’Adrano, la peggiore squadra vista al S. Vito in questa stagione, ma anche in altre. Era da tempo che non vedevamo giocatori venire al S. Vito al solo scopo di intimidire con un gioco violento gli avversari e se hanno fatto questo tipo di gioco a Cosenza non osiamo immaginare cosa spetterà ai rossoblù al ritorno, nell’ultima gara di campionato. Va bene il gioco duro, la perdita di tempo, ma i giocatori di Pippo Strano sono venuti con l’intenzione di fare male e per sola fortuna nessun nostro giocatore ci ha rimesso le penne. Il signor Strano ha dichiarato anche che se la propria squadra fosse rimasta in parità numerica la partita sarebbe andata in altro modo. Al suo posto ringrazieremo mille volte il signor Cocciolo di Roma 2 che non ha fatto il proprio dovere, perché un arbitro a cui si possa dare questo appellativo avrebbe dovuto espellere almeno altri due giocatori biancoazzurri.
Quindi il Cosenza ha vinto anche nonostante un arbitro arrivato con il fermo intento di assurgere a protagonista. Già al fischio di inizio ha fatto togliere i guanti ai giocatori rossoblù e se ciò è previsto dal regolamento ci sarebbe davvero da chiudere baracca. Poi annullato un gol sacrosanto ad Arcidiacono, una decisione che gli stessi adraniti non hanno capito, tanto che lo stesso Strano ne ha ammesso la regolarità. Un arbitro che andrebbe declassato all’istante, che ha permesso una condotta violenta ed anti sportiva che non ha portato ad una rissa in campo e a atti inconsulti sugli spalti solo per lo sforzo di giocatori e dirigenti silani e per la disciplina dei tifosi rossoblù. Insomma una vergogna e si spera che la dirigenza del Cosenza faccia le dovute rimostranze.
Il Cosenza ha vinto anche contro un campo pesantissimo che non ha certo agevolato la prestazione di una squadra tecnica e ne tantomeno la performance di Longobardi che ha retto bene il primo tempo, ma poi è sembrato nettamente affaticato nella ripresa. Ha sicuramente invece agevolato le entrate “assassine” dei giocatori adraniti.
Nonostante tutto abbiamo visto una grande squadra oggi al S. Vito, una squadra che cerca sempre e comunque il gioco e che fa della tecnica sopraffina di molti suoi elementi il suo punto di forza. Certo è difficile avere giocatori di elevata tecnica che sappiano adeguarsi ai “calci” degli avversari, questo è il rischio che deve correre una squadra che farebbe già faville in prima divisione. Per fermare Arcidiacono e Gassama ieri non sarebbero bastate nemmeno le lupare. Uno, due, tre giocatori saltati sempre e comunque. Alla fine ci sono voluti tre giocatori per stendere Gassama, azione da cui è scaturita la concessione del rigore. Un’altra squadra, non arrivata con le intenzioni bellicose dell’Adrano ne avrebbe preso almeno sei ieri.
Sulle prestazioni individuali ci piace porre l’accento su quella di Varriale, Ciano e Romano. Il centrale ha dimostrato di essere più a proprio agio nel mezzo della nostra difesa, ha sempre anticipato l’avversario e dato sicurezza agli under. Ciano è un mostro di bravura, siamo convinti che giocherebbe bene anche da attaccante. Romano è stato più continuo del solito in un ruolo che non gli è proprio congeniale, ma nel quale potrebbe adattarsi se convinto di farlo. Meno brillante la prestazione di Mosciaro, ma siamo convinti che ciò dipenda dalla posizione di trequartista assegnatagli. Difficilmente lo abbiamo visto così abulico dal gioco. Come al solito si è impegnato, ha cercato lo scambio con Longobardi, ma era frenato e crediamo che su questa disposizione in campo si debba lavorare un po’. Già supportare quattro attaccanti puri in campo e Romano non è facile, figuriamoci trovargli gli spazi giusti per potersi esprimere al meglio tutti. Una cosa è certa, soluzioni ce ne sono a bizzeffe il difficile è indovinare quella perfetta.
Sant'Antonio Abate - Cosenza 3-1
Questa volta i “lupi” hanno deluso e parecchio. Sono rimasti molto delusi la ventina circa di coraggiosi giunti fino a Sant’Antonio Abate, sono rimasti delusi le migliaia di tifosi rimasti incollati alla radiolina o collegati via web da Cosenza e da tutta Italia. Dopo la vittoria entusiasmante di soli tre giorni prima con la Battipagliese, anche il più convinto detrattore non si sarebbe aspettato una debacle di questo tipo. È davvero difficile capacitarsi di come questa squadra possa cambiare pelle a distanza di poche ore e come si continui a ripetere gli stessi errori con demoniaca perseveranza. Questa volta ci riesce davvero difficile salvare qualcuno. Partiamo dalla testa. Sono passati undici giorni dalla riapertura del mercato, a cinque dalla sua chiusura ed ancora la società della Nuova Cosenza non ha messo a disposizione del tecnico un solo giocatore nuovo, nonostante sia stato convenuto dagli stessi dirigenti che si sia in piena emergenza. Si sono affrontate due gare fondamentali per il prosieguo del campionato nella speranza che il fato, vedi la scoperta di Gassama, si ponesse a sommo risolutore dei problemi tecnici e magari sciogliesse anche l’impasse in cui si sono caduti i dirigenti silani. Insomma solo chiacchiere e la squadra si è presentata in campo con una panchina composta da sei under ed un solo over. Se i dirigenti sono proprio recalcitranti nell’agire o ci sia qualcosa di sommerso lo sapremo a breve.
Per quanto riguarda i giocatori, è a questo punto del campionato indubbio che alcuni non sono da Cosenza, nel senso che non sono da squadra che deve vincere un campionato. La squadra ha giocato per la prima volta senza Ciano e per la prima volta si è perso pesantemente e senza alcuna attenuante e ci fermiamo qui. La maggior parte delle volte sembrano timorosi e sicuramente incapaci di fornire una qualsivoglia reazione alle avversità che si sviluppano sul terreno di gioco. Pur continuando a collezionare cartellini gialli e rossi in quantità industriale, siamo la squadra che ha avuto più cartellini gialli del girone, non riescono nemmeno ad esprimere quella rabbia che dovrebbe essere consequenziale ai tanti provvedimenti disciplinari raccolti. Lo stesso Adriano Fiore domenica prossima sconterà la sua sesta squalifica in sedici gare e senza contare che per due volte ha lasciato i compagni in dieci praticamente il suo contributo è stato nullo sinora. Poi tutti questi errori individuali oltre ad essere indicativi di carenza tecnica sono anche sintomo di un nervosismo solo negativo.
Dopo la disfatta di ieri non possiamo nemmeno salvare il mister. In effetti quanto scritto in precedenza è inteso come attenuante, ma solo generica perché ora le sconfitte sono troppe per essere occasionali e gli errori troppo ripetitivi per sconcertare il tecnico. Soprattutto questi benedetti limiti psicologici, preponderanti nello scatenare questi attimi di follia calcistica pura, continuare a sottolinearli a parziale scusante dei risultati negativi, quando siamo ormai giunti alla fine del girone di andata, non può che ritorcersi contro lo stesso Patania che avrebbe già dovuto trovare le soluzioni, più che imporsi di trovarle. Non ci piace nemmeno parlare con il senno del poi, è troppo facile a risultato acquisito e ad errori evidenziati scrivere di mettere questo al posto di quell’altro, ma mettere Romano, nelle condizioni fisiche in cui era, al fianco di Castellano è di difficile comprendonio, a maggior ragione se si continua a chiedere un esterno invece di puntellare il centrocampo, vero punto di crisi della squadra dopo le carenze di risorse nel settore avanzato. Forse, senza conoscere la forma degli atleti, sarebbe stato meglio mettere Varriale centrale e Rapisarda a sinistra, con Giuseppe Caputo a centrocampo e con Provenzano a tirare un po’ il fiato. Ma come sarebbe andata con queste soluzioni non lo sapremo mai. Ora c’è da recuperare il terreno perduto e domenica si impone una vittoria che solo un Gassama, tornato in forma, potrà portare, sempre che non si decida di sostituirlo con un nuovo esterno. Su questo siamo più espliciti, sarebbe follia pura.
Ora bisognerebbe trovare delle pecche anche in Stefano Fiore, ma ci viene davvero difficile farlo. Il nostro scopo sarebbe solo quello di dividere le colpe di questa disfatta tra tutti i componenti la Nuova Cosenza, d’altronde i gruppi si devono ritrovare uniti soprattutto nella sventura più che nella gioia. Possiamo incolparlo di non essersi tagliato la barba a puri fini scaramantici, magari di non essersi imposto con forza verso i soci per un acquisto più immediato di altri giocatori, in questo modo avremmo saziato la voglia di giustizialismo che impera in questi giorni in città. Specie dopo la sconfitta di ieri ci sia aspetta che qualche testa vada a cadere, che qualcuno venga sacrificato sull’altare del dio risultato, che si soddisfi la voglia di sangue del vampiro. Io rimango dell’avviso che bisogna salvaguardare il progetto, costi quel che costi, e che magari sarebbe più proficuo, invece di mandare tutto all’aria, provare a trovare un approccio lineare al problema, una soluzione che faccia intendere che veramente qualcosa è cambiato, che si sta puntando a soluzioni tangibili e non effimere, soluzioni che possano rendere partecipi tutta la tifoseria, la quale non sarà più interessata, di conseguenza, a risoluzioni affannose.
Cosenza Battipagliese 2 - 0
Sette punti in quattro gare, sesta vittoria in campionato e quinto posto a sole quattro lunghezze dalle capolista Acri e Marsala, il Cosenza ha cominciato un nuovo corso anche dal punto di vista dei risultati, gli unici a mancare fino a questo punto del torneo perché il gioco c’è sempre stato anche quando si perdevano punti su punti, l’unica differenza è che adesso lo notano più persone. Ieri mister Patania ha potuto schierare un undici un poco meno rabberciato delle altre domeniche con Ciano che ha coperto il buco non ancora colmato di un centrocampista che sappia prendere per mano la squadra, Gassama ha invece dovuto giocare per quattro perché le altre punte erano state cedute, Tedesco; erano in panchina, Mosciaro; tra gli spettatori, Marano; ancora in viaggio come Longobardi. Il bello è che ci è riuscito alla perfezione, il giovane senegalese era dappertutto, a destra, a sinistra, al centro e in ogni dove, ha creato più pericoli lui in 45 minuti che Tedesco nelle otto partite disputate. Già nei primi venti secondi di gioco è riuscito ad andare in rete, ma il guardalinee gli ha strozzato l’urlo del gol in gola. Poi tante serpentine e cambi di passo da ammattire chiunque fin quando, tra tre avversari, con una finta riesce a smarcarsi ed ad indirizzare di collo interno verso il palo opposto dove il portiere avversario non sarebbe potuto arrivare mai. Un gol da cineteca per freddezza e precisione. Ma non finisce qua, Keba corre e supera gli avversari con una facilità incredibile, roba da stropicciarsi gli occhi, tutti i pericoli per la Battipagliese vengono da lui e sul finire del primo tempo ripete l’azione con la quale Ike si era procurato il rigore per la sua Valle Grecanica qualche settimana fa. Sul dischetto va Varriale è realizza il quarto centro dal dischetto per i rossoblù. È così che la società potrà risparmiare sull’acquisto di un altro attaccante perché Gassama si è guadagnato i galloni di titolare sul campo e sarà quel giocatore che, come Danti, ci porterà in lega pro. Per chi non ha potuto gustarselo peccato, lui da solo vale il prezzo del biglietto, potrà ritentare tra dieci giorni quando al S. Vito arriverà l’Adrano. Sempre che il malocchio non colpisca pure Keba. Ieri è dovuto uscire, con sommo rammarico di tutti i presenti, per una contrattura muscolare. In genere questi tipi di infortunio richiedono da 3 a 7 giorni di riposo, ma speriamo che già per domenica a Sant’Antonio Abate il nostro Martins possa essere disponibile. Il giovane keba Gassama, nuovo idolo dei tifosi rossoblù, giocava nel S. Paolo Padova, squadra di serie D veneta ed a maggio era andato a fare un provino al Napoli dove aveva ovviamente impressionato, ma i partenopei non hanno potuto tesserarlo perché c'era un surplus di extracomunitari. Ritornato a Padova il suo mister voleva farlo giocare, udite, udite, terzino e quindi il buon Keba, per nostra fortuna, ha deciso di lasciare Padova e venire a Cosenza, suggerito a Fiore e Leonetti dall’osservatore Alessandro de Rose. Problemi di tesseramento gli hanno impedito di essere schierato sin da agosto, poi qualche giorno fa l'esordio con la juniores di Altomare mentre il resto è storia ben nota ormai. Ma per giocare così bene Gassama ha avuto alle sue spalle un’intera squadra che lo ha supportato finché è stato in campo. Il 4-2-3-1, ormai collaudato, di Patania ha irretito il centrocampo campano e praticamente annullato ogni velleità delle zebrette, mai andate al tiro nei primi 45 minuti. La difesa ha ritrovato la sua compattezza anche se Varriale ha sofferto ancora di qualche amnesia, e Ciano è sembrato quasi più a suo agio nella posizione di centro mediano metodista che di centrale difensivo. Bene anche Castellano e le due ali a supporto, Fiore e Biondo. Quest’ultimo un moto perpetuo di sicuro affidamento. Provenzano leggermente in ombra. Nel secondo tempo Gassama viene sostituito da Mosciaro che ha però perso un po’ il ritmo partita, la squadra ha perso pericolosità e, anche perché appagata dal risultato, ha lasciato più spazio agli uomini di Calabrese. Nulla di trascendentale, ma comunque qualche grattacapo lo hanno creato. Alla fine tutti i rossoblù sono sotto la curva a prendersi gli applausi meritati mentre gli altoparlanti diffondevano i risultati dagli altri campi. Quelle davanti pareggiano tutte e addirittura il Palazzolo perde in casa dal Cittanova, il Cosenza è a meno quattro dalla vetta. Ora si attende l’arrivo di Giovanni Longobardi, granatiere di 1.90 per 81 kg, la classica punta vertice che mister Patania aspettava da settembre e che dovrebbe garantire potenza, profondità e gol alla squadra. Il socio Silletta ha garantito che Romano rimarrà a Cosenza, nonostante i siti specializzati come Tuttomercatoweb e Notiziario del calcio avessero già diramato la notizia del suo trasferimento, con tanto di firma, ad Ancona. Silletta ha ancora riferito che arriveranno un esterno molto forte e un altro under e che il Cosenza, con questi acquisti, punterà alla vittoria del torneo. Insomma dopo le incomprensioni e successivi chiarimenti tra soci e staff tecnico, anche se negati da Silletta, tutto sembra volgere al meglio per il bene dei tifosi che potranno godersi un girone di ritorno di ampie soddisfazioni. Continuando con questo trend di risultati l’entusiasmo non potrà che ritornare e con esso qualche migliaio di tifosi in più allo stadio. Se poi fossimo al posto del direttore generale del Cosenza, Mario Rausa, chiederemmo alla LND di spostare le partite dei “lupi” in una giornata infrasettimanale: tre volte non abbiamo giocato di domenica, con il Gelbison, a Sambiase e con la Battipagliese e si è sempre vinto.
Licata - Cosenza 0 - 0
Ancora una bella partita del Cosenza, ma questa volta c’è qualcosa in più, non la vittoria, quella purtroppo una società inconcludente non l’ha voluta ottenere, ma tanta rabbia espressa sul campo per difendere i propri sacrifici, il proprio lavoro, i propri compagni, il proprio tecnico. Si Adriano Fiore, chi più di lui, e tutti i suoi compagni, Ciano, Parisi, Provenzano, Gassama, lo stesso Romano hanno dato l’anima in campo per difendere Enzo Patania, per fare capire a tutti, società in primis e tifosi che loro hanno fiducia nel loro mister, hanno fiducia in Stefano Fiore e che per loro sono disposti a fare qualsiasi sacrificio. Questo, al di là di un positivo 0 a 0, emerge dalla gara di Licata. Uno spogliatoio unito al di là di quello che qualche gufo mette in giro ad arte. I ragazzi hanno dato tutto il massimo per regalare ai tifosi e regalarsi una vittoria che allontanasse gli spettri, che tenesse chiuso ancora per un po’ quel cassetto che qualcuno non aspetta altro per aprire. La vittoria non è arrivata, ancora solo un’ottima prestazione non arrivata per caso, me per il lavoro del tecnico e l’abnegazione dei giocatori, ma si può vincere una partita senza attaccanti? Ma ancora c’è qualcuno che ha il coraggio di dare la colpa per i mancati risultati a Patania che, da quando è cominciato il campionato, non ha mai potuto schierare un reparto avanzato completo. Il Cosenza è da quattro giornate che gioca senza una punta over ed oggi, dopo che da almeno quindici giorni si sapesse che Tedesco era ormai fuori rosa, la società ha mandato la squadra a Licata senza aver minimamente pensato a sostituirlo. Patania ha così dovuto fare ricorso ad un diciottenne, Gassama, arrivato da una decina di giorni a Cosenza perché anche Rampazzo era out a causa un infortunio subito durante la settimana. Signori miei in questo modo non è possibile fare calcio. A maggior ragione se si pensa che quest’immobilismo è dovuto ad una evidente spaccatura all’interno della società, tra chi vuole ridimensionare i programmi avvicendando lo Stefano nazionale con gli avventurieri della pedata, ed un’altra parte che non sapendo che pesci pigliare non difende a dovere le scelte operate in estate, il progetto in cui tutti abbiamo creduto, ma si accoda nella speranza di rifarsi il trucco. Caro presidente Guarascio è giunto il momento di prendere una decisione, al di la delle indicazioni del sindaco, e di essere trasparenti di fatto e non in parole come già ebbi a scriverle ad inizio stagione. In questo momento le decisioni della società sono così trasparenti che non esistono. Noi di Cosenza Sport le diamo una mano a decidere, tutti i tifosi vogliono e credono in Stefano Fiore, l’unico capace di guidare e garantire un’immagine decorosa del Cosenza nel resto d’Italia. È mai possibile che debbano essere radiocronisti, giornalisti e dirigenti di altre squadre ad apprezzare Stefano Fiore e noi invece a mettergli i bastoni tra le ruote? Anche oggi il radiocronista da Licata si è così espresso: “ Stefano Fiore, uno che mastica calcio come pochi in Italia…, se il Cosenza vuole rinascere deve ripartire da lui”, a noi sembra già tragicomico dover difendere Stefano Fiore di fronte a chi non si rende conto della fortuna che gli sta passando per le mani. Il tecnico Infantino: “Il cosenza è la squadra da battere in questo campionato” ed abbiamo giocato in formazione rimaneggiata e se solo avesse giocato una squadra normale, e per normale intendiamo una squadra che potesse schierare due attaccanti di categoria, che cosa avrebbe detto. Ancora il radiocronista siciliano tiene a sottolineare come “ la mole di gioco espresso dal Cosenza sia stata superiore a quella del Licata” e non è certo la prima volta che succede, A Sambiase, a Marsala lo abbiamo potuto intravedere tutti, a Messina lo abbiamo potuto immaginare, che cosa si pretende di più. La verità vera e che questa società sta perdendo con questi comportamenti sibillini, invece di conquistarla, la fiducia di tutti anche dei pochi tifosi rimasti e di quella stampa, anche il nostro giornale, che ha sempre creduto in quel rinnovamento, in quel nuovo modo di intendere il calcio, figlio di una di un approccio integerrimo, di una filosofia virtuosa e non virtuale, ma nel contempo legata alla praticità dettata dalle negative congiunture socioeconomiche. Caro presidente, ma dov’è questo rinnovamento se si continuano ad adottare sempre i medesimi metodi capziosi, se si continua a tramare nelle fogne, se addirittura si sperava nella sconfitta del Cosenza per poter dare il via ad un decrepito modo di concepire il calcio. Ma davvero si vuole continuare ad operare nella speranza che siano i mancati risultati a mettervi nelle condizioni di decidere. Basta, è giunto il momento di far capire alla tifoseria, alla stampa, alla città le vostre scelte, di proseguire un cammino senza tergiversare e senza ambiguità. Questo pareggio complica i piani di alcuni, ma ormai questa gara, il risultato, ma soprattutto la prestazione dei giocatori, la reazione dei tifosi hanno decretato la strada maestra che deve essere perseguita ad ogni costo, pena vedere la fine del calcio a Cosenza. Che si dichiari, questa volta concretamente, con i fatti, l’appoggio a Stefano Fiore in cui tutta la tifoseria pone estrema fiducia, acquistando i giocatori che quantitativamente e qualitativamente mancano a questo organico e si persegua il progetto lungimirante di inizio stagione, costi quel che costi, anche la perdita del campionato, ma che almeno si cambi una volta per tutto e definitivamente modus operandi. Altri tentennamenti non saranno tollerati, altrimenti è bene chiudere bottega.
Messina - Cosenza 2 - 1
Una cosa è certa questa squadra non può più continuare in queste condizioni. È veramente un peccato continuare a dilapidare punti in un campionato che definire abbordabile è un eufemismo. Ancora oggi un manipolo di ragazzini è riuscito a tenere testa ad un Messina a pieno organico e per poco non ci usciva il miracolo del pareggio. Non si può e non si deve rimanere indifferenti dinanzi al lavoro del tecnico, al lavoro dei ragazzi, al lavoro dello staff tecnico, al sacrificio di quei tifosi che nonostante tutto hanno seguito la squadra al di la dello stretto.
Inutile parlare della partita, ormai il refrain è sempre lo stesso ed i miracoli vanno in scena una sola volta. Questi ragazzini terribili lottano, sbuffano, mettono paura al titolato Messina addirittura nella loro tana, ma poi per un tiro da trenta metri e per la solita ingenuità si vedono costretti a ritornare a casa con un pugno di mosche in mano e magari martedì prossimo subire le ire dei tifosi delusi.
Stefano Fiore ed Aristide Leonetti hanno messo nelle mani della società della Nuova Cosenza un patrimonio di giocatori, ovviamente comprendiamo anche quelli del settore giovanile, che non può essere depauperato da questi risultati. Qui si rischia di bruciare giovani talenti e quindi il capitale stesso della società e quindi il progetto che sta alla base di questa avventura societaria sol perché non si ha il coraggio di prendere posizioni nette. Ormai siamo a quattro mesi pieni di attività e la società avrebbe dovuto organizzare il tutto ed invece siamo costretti a sentire ancora Stefano Fiore che non si sa se ci sarà una campagna di rafforzamento.
Parliamoci chiaro, nel giustificare ritardi e lentezze di questa società abbiamo sempre individuato in Stefano Fiore il metro della situazione societaria, abbiamo sempre detto e scritto che fin quando non si fosse espresso lui negativamente su questo progetto lo avremmo supportato. Ma se Stefano Fiore comincia a palesare dei dubbi sullo stesso ci viene difficile pensare che persone per quanto stimate ed apprezzate nel mondo imprenditoriale, possano condurre questa “baracca” da soli. Nel momento in cui Stefano Fiore non dovesse credere più in questo progetto sarà difficile ipotizzare un futuro per questa nuova società
Scriviamo queste cose ancor con spirito costruttivo nella speranza che si faccia una volta per tutte un chiarimento. Non è possibile che al 27 novembre non ci sia uno straccio di programma da presentare a Fiore, quando già altre squadre, concorrenti del Cosenza, stanno per presentare Baronio.
Per carità nessuno dice che questa società debba scucire centinaia di milioni per accontentare una pizza a dir poco glaciale nei confronti loro e della squadra, ma non è più possibile tollerare che si continui a perdere perché Patania non ha nemmeno la possibilità di mandare in campo …ù
Siamo ormai ad un crocevia e il presidente Guarascio e soci devono farci capire quale strada vogliono prendere. Alle dichiarazioni di facciata dovranno seguire atti concreti, seppur di modesta entità e con dichiarazioni improntate alla futuribilità, ma dovrà comunque muoversi qualcosa, anzi questo qualcosa doveva già muoversi ed il fatto che non sia successo nulla ha mosso la mia critica.
Ribadiamo che non servono neanche grossi investimenti. Per come si sta muovendo la società con 75.000 € (8.000 c.ca a testa) si potrebbero acquistare quei tre giocatori che potrebbero dare lustro al gioco della squadra ed accumulare i punti necessari per vincere questo modesto campionato. Questo organico si può migliorare qualitativamente con l’innesto di tre giocatori mirati per sostituire chi non ha reso secondo le aspettative e quantitativamente qualora non si procedesse a scambi ma si desse un’altra possibilità agli stessi. Se tutto ciò non fosse possibile è giunto il momento di dichiararlo a tifosi e città. Tanto ormai non si può avere paura che qualcuno possa rimanere scontento della decisione, se allo stadio si va in 1.500 o in 500 poco cambierebbe, ma l’importante è esserne consapevoli.
Cosenza - Valle Grecanica 2 - 1
Come volevasi dimostrare, d’un lampo tutte le polemiche sono scomparse, così d’incanto sol perché due dei ragazzini terribili hanno gonfiato la rete della Valle Grecanica per due volte. Eppure dalla partita di Marsala non è cambiato molto se non il risultato. Il tecnico è lo stesso, i giocatori idem, con gli stessi errori marchiani ed addirittura con lo stesso modulo di gioco. Non rischiamo il profano se scriviamo addirittura che a Marsala i “lupacchiotti” hanno giocato meglio se partiamo dal punto di vista che ieri gli avversari hanno creato almeno una decina di azioni pericolose e che Ramunno ha dovuto fare gli straordinari mentre Franza è stato inoperoso per tutta la partita, impegnato solo nel chinarsi a raccogliere il pallone in fondo alla rete per due volte. Ma oggi va bene tutto perché possiamo sommare tre punti in classifica e ridare slancio ai sogni di gloria. Vanno bene anche gli errori di Patania nel mettere in campo i giocatori e di Fiore nell’allestire la squadra. Oggi che Patania avrebbe dovuto per tempo porre rimedio alle defaillance della nostra difesa sul lato destro dove operava Potestio, solo qualche timido tentativo di lamentela. Eppure questo errore rischiava di compromettere per l’ennesima volta il risultato della gara. Oggi che la squadra ha creato solo tre occasioni da rete, forse sola una in più di quelle create a Marsala; che è riuscita, finalmente, a sfruttare il 75° calcio d’angolo a suo favore; che si sono viste le solite disattenzioni a centrocampo ed errori di esperienza che causeranno l’ennesima assenza nel match di Messina; oggi che come non mai la difesa ha subito gli attacchi della squadra avversaria, oggi che i ragazzi hanno sentito il clima pesante di una città che sa solo pretendere e sono partiti con le gambe molli di chi ha paura di sbagliare nessuno si lamenta del tecnico. La verità è che, nonostante tutto, mister Patania è riuscito a dare un gioco a questa squadra e che se solo avesse avuto un tantinello più di fortuna adesso in molti avrebbero dovuto ingoiare il rospo amaro. Pensate che solo si fosse vinto con la Nuvla, alla prima giornata, adesso si sarebbe a soli due punti dalla capolista e non crediamo siano solo questi i punti che mancano al Cosenza. Abbiamo aperto i nostri commenti al campionato scrivendo che Patania era un lusso per questa categoria e lo confermiamo oggi nella partita che, tra tutte, ci è piaciuta di meno e che si è vinta solo per due miracoli sostenuti dal nostro Bergamini che l’amico Gianluca Pasqua ha evocato venerdì scorso nella sua “Replay”. In altre partite, giocate veramente bene dalla squadra, con poche sbavature difensive, con molte più occasioni da rete si è dovuto ammainare bandiera per qualche topica personale e nell’impossibilità di cambiare volto alla partita in mancanza di validi ricambi. La differenza è che oggi la fortuna è stata dalla parte del mister perché altrimenti pur posizionando bene gli uomini in campo si sarebbe raccolto ancora molto poco. Ieri è stato ancora 4-2-3-1, con Ramunno a mettere in mostra le sue qualità, mai come in questa stagione il Cosenza può annoverare due grandi portieri e questo non va certo a merito di Luigi Cosentini. La difesa a quattro con un Parisi e Ciano ad alti livelli che hanno corso e tamponato tutte le falle lasciate dai compagni più inesperti, a cominciare da Potestio. Due frangiflutti davanti la difesa come Fiore e Castellano nonostante anche questa volta il giovane boys di Paola abbia steccato parecchie volte, e poi li davanti quattro virgulti da fare invidia a squadre di categoria superiore. Rapisarda è ormai una conferma, non ha sbagliato una partita delle 12 fatte fin ora e gran parte del merito del gol di Rampazzo è suo; Provenzano migliora sempre più ed è sembrato a suo agio nella posizione di trequartista; Antonio Caputo è il giocatore che ormai tutti vorrebbero titolare fisso, insostituibile e Rampazzo che pur agendo solo di rimpallo sul suo gol ha magnificato una prestazione poco producente. Signori ma questi giocatori non hanno ottenuto questo risultato a caso o solo per fortuna, hanno vinto perché dietro hanno un tecnico che li sta facendo lavorare da tre mesi, che li ha svezzati e fornito loro quei movimenti che hanno messo in crisi una squadra settima nella passata stagione. La grinta buttata fuori nella seconda parte della gara a difesa del risultato, sia dagli over che dagli under ci dice che il gruppo è sano, che vuole ambire ed è dalla parte del tecnico, al contrario di qualche voce incontrollata che vorrebbe uno spogliatoio spaccato. Ma si sa quando le cose vanno male si dicono tante fesserie che non hanno alcun fondamento. Detto questo, domenica prossima i “lupi” dovranno affrontare il Messina ancor più rimaneggiato di ieri, stante la squalifica prossima di Adriano Fiore, quella di Tedesco e Biondo, l’indisponibilità di Mosciaro e Romano, forse qualche possibilità ci sarà per Romano, ma è ancora presto per dirlo. Molti comunque saranno li come gufi appollaiati sull’albero a sperare in una sconfitta che confermi le loro pessimistiche tesi e sancisca l’esonero di Patania. Noi siamo soddisfatti del gioco della squadra di cui ieri abbiamo avuto solo una timida dimostrazione e che continuando su questa strada il futuro potrebbe essere roseo al di la del risultato del S. Filippo.
Marsala - Cosenza 2 - 0
Lunedì scorso scrivevamo che gli errori dei singoli non possono più essere considerati occasionali, ma fanno evidentemente parte del bagaglio tecnico di questi giocatori. Anche ieri abbiamo assistito all’errore che ha condizionato negativamente l’esito della gara. Una gara tenuta sotto controllo e anche senza eccessivo dispendio di energia dai ragazzini terribili di Patania, ricordate come li appellammo all’indomani della vittoria di Caltanissetta. Poi al ’71 l’ennesima cavolata, ormai non sappiamo più come chiamarle, la squadra si allunga alla ricerca di una vittoria e concede quello spazio mai concesso prima. Il grande e sempre generoso Ciano si fa cogliere in contropiede ed atterra Palmiteri. Anche ai campioni capita di sbagliare. Incassato il rigore anche Biondo si fa cogliere dal virus crucco dando il la alla seconda rete in contropiede di Di Miceli. 2 a 0 e tanti saluti alla buona prestazione. Vallo a dire ai tifosi o a buona parte di essi che i rossoblù hanno fatto il massimo nelle condizioni in cui si sono presentati a Marsala. I ragazzini terribili hanno tenuto in scacco fino a trequarti di gara un avversario che solo la settimana prima avevano sbancato Messina. Anche a detta dei telecronisti hanno esercitato un predomino territoriale innegabile, ma arrivati sulla trequarti avversari si smarrivano, non riuscivano a concludere in porta. Questa la verità che nessuno può mettere in dubbio, almeno chi ha visto la partita, non chi gli ha dato un’occhiata di tanto in tanto. Il Cosenza con il suo accorto 4-2-3-1 è riuscito a bloccare la manovra avversaria grazie a quei due esterni di centrocampo, Bruno e Biondo, che partendo da dietro, quindi su due linee a quattro, hanno creato superiorità numerica a centrocampo ed irretito le manovre del 4-3-3 di Sciacca. Un altro seguace di Zeman a detta di qualcuno. Evidentemente l’allenatore siciliano ha imparato davvero poco da Zeman se lo stesso ha sottolineato che la sua squadra ha giocato ad uomo dietro, un vero e proprio reato per il tecnico boemo, e non è riuscito a far creare una sola azione offensiva alla sua squadra, se non nell’azione del rigore citata e sul raddoppio, quando i rossoblù erano in inferiorità numerica. In pratica a Marsala si è verificato quanto scongiurato ad Acireale. Sta di fatto che ad Acireale la partita si pareggiò per un eurogol di Romano, ieri assente, così come Mosciaro e Tedesco. Giocatore che, per quanto stia dando solo il 20% delle sue possibilità, non può essere sottratto in questo momento a codesto organico.
Chiarito ciò, non si può negare che urge porre rimedio a delle problematiche divenute ormai fisiologiche per questa squadra. Tutti, anche noi, abbiamo sempre sottolineato la bontà dell’organico messo a disposizione da Patania, composto da over ben al di sopra della categoria e da tanti under di prospettiva, ma abbiamo anche sempre messo in evidenza che qualcosa manca a livello di panchina e che è ormai chiaro che almeno tre o quattro elementi, come ammesso dallo stesso tecnico, sono stati sbagliati o non hanno reso secondo le aspettative.
Resta da capire quale sia l’azione più efficace per uscire da queste sabbie mobili. Domani, a completamento della giornata, si potrebbe rimanere non tanto distanti dalla vetta, ma ciò non toglie che bisogna prendere una decisione per invertire questo trend. Personalmente rimango dell’idea che il cambio del tecnico sarebbe inutile, anche oggi Patania ha dimostrato di saper mettere in campo in modo egregio una squadra di ragazzini a cui non si può inculcare né la necessaria cattiveria agonistica, ne’ si può pretendere che diventino dei goleador nel giro di qualche mese. Fossimo stati al posto del tecnico non avremmo schierato Caputo centravanti, che in quella posizione perde tutta la sua efficacia e optato per lo schema che lui stesso ha proposto verso il 50°, ossia Rampazzo centrale affiancato da Caputo e Biondo o Alassani. Questo avrebbe permesso a più uomini di giocare nella loro posizione naturale, ma forse non ci sarebbe stato quell’equilibrio a centrocampo che ha permesso di tenere sotto controllo gli avversari per buona parte della gara. Infatti proprio con lo schieramento suppletivo il Cosenza si è trovato squilibrato ed in svantaggio. Tutto è opinabile quando si parla da seduti spettatori, poi bisogna confrontarsi sul campo per avere ragione. Che il Cosenza sia stata l’unica squadra ad esprimere gioco sul rettangolo di Marsala lo ha ammesso anche Peccenini, per cui non resta che aspettare dicembre per porre in atto quei correttivi resisi urgenti dopo aver annotato i difetti strutturali di questo organico. Ripetiamo che a questa squadra serve, a nostro modesto avviso, un centrocampista alla De Rose ed un centravanti alla Cosa, facciamo gli esempi per capirci meglio, quegli acquisti che colmino le lacune evidenti di un organico costruito troppo in fretta . Due o tre giocatori anche “cattivi”, di categoria, che sappiano imporsi sui campi di serie D. Non sarebbe necessario nemmeno un sacrificio economico in quanto si potrebbero cedere gli elementi che hanno deluso. Certo bisogna aspettare almeno altre due partite, sperare nel rientro almeno di Mosciaro, resistere ancora alle pressioni negative e credere fermamente nel progetto pianificato in estate.
Cosenza - Palazzolo 1 - 1
Resistere, resistere, resistere. Il presidente Guarascio dovrà resistere tanto alle continue pressioni che vorrebbero l’esonero di Patania e, di conseguenza, di Stefano Fiore. Come scritto da Iole Perito, nell’edizione di lunedì scorso, sono molte queste richieste e sicuramente saranno ancor più veementi dopo l’ennesimo pareggio casalingo. Noi abbiamo sempre sostenuto che questo progetto va difeso fino alla fine, vada completato e nel calcio un progetto non si può completare in tre mesi. Ci vogliono anni per programmare, in oculatezza e responsabilità, le vittorie dei campionati, con buona pace di chi scalpita per subentrare. Poi capita anche che il campionato giri con il freno a mano tirato dando la possibilità a squadra e società di recuperare il terreno perduto e tentare il colpo di fortuna. Ma quello che conta è creare un modello, uno stile sia societario che tecnico che non tenga conto degli umori e delle passioni sparse, ma persegua con convinzione ed imperterrito sulla strada la programmata. O vogliamo imitare gli sprechi e l’improvvisazione di chi ha cambiato 28 allenatori in dieci anni?
Evidenziato ciò, possiamo dire che ormai i regali che il Cosenza concede agli avversari non possono più essere considerati occasionali, ma fanno evidentemente parte del bagaglio tecnico di questi giocatori. Non passa partita che un giocatore per inesperienza, per limiti tecnici o per irresponsabilità commetta un errore che condiziona negativamente l’esito della gara. Un trend negativo che sta condizionando il campionato del Cosenza. Dobbiamo confermare quanto detto dal tecnico Patania in sala stampa: il Cosenza continua a perdere punti sempre per errori individuali che è inutile ricordare, ci limitiamo a mettere in evidenza solo l’ultimo che ha consentito ad una “squadretta” di serie D di portarsi un punto a casa e continuare a cavalcare la vetta della classifica.
Non ci è mai piaciuto analizzare una partita basandoci sui singoli episodi ed infatti dobbiamo mettere in evidenza che se si vuole parlare di calcio dobbiamo analizzare il solo primo tempo. I rossoblù si presentano con un 4-3-1-2 molto più corto e compatto del solito, con le quattro linee molto vicine come preteso e preannunciato dal mister. Il Palazzolo si presenta con il suo 4-2-3-1 altrettanto corto, tant’è vero che nei primi quindici minuti non è difficile notare le due squadre ammucchiate in soli venti metri di campo. In questo primo tempo abbiamo visto una sola squadra dettare il ritmo, avere l’inerzia della gara, giocare con sagacia, badando a non subire e nello stesso tempo creando azioni pericolose. E questo nonostante il centrocampo fosse composto esclusivamente da under. Con Provenzano sempre più consapevole delle proprie possibilità; Potestio che, nonostante l’esordio, riesce ad interdire e dare manforte ai compagni di reparto. Certo non è De Rose, il giocatore che tanto serve al centrocampo rossoblù, ma non sfigura certamente. A dire il vero le occasioni non sono molte, ma il gioco è nei piedi dei “lupi” fin quando Mosciaro non decide di andare in rete lasciando di stucco tutta la difesa avversaria. 1 a o e tutti a fare i conti in classifica grazie ai risultati catastrofici delle dirette avversarie. Il Palazzolo? Ha confermato quanto pensavamo, ossia essere solo una squadra di categoria che sta volando sulle ali dell’entusiasmo. Di gioco manco a parlarne, abbiamo visto di meglio. I soliti mezzucci per perdere tempo, gioco falloso, provocazioni a non finire e tanta fortuna nell’approfittare dei grossolani errori del Cosenza.
Poi, come al solito, il patatrac che cambia il volto della gara. Non si sa per quale motivo, su un innocuo cross dalla sinistra, il signor Cosimo Tedesco pensa male di dare un’ancata al suo uomo causando il penalty. Nel frattempo altri episodi concomitanti deviano il naturale corso della gara, così: abbandona il campo Romano per infortunio, subentra Biondo (un altro buon elemento che fa della corsa e caparbietà le su doti migliori), ma sta di fatto che il Cosenza perde i suoi punti di riferimento, anche perché Tedesco gioca la sua solita partita abulica in più con l’aggravante di aver causato un rigore sciocco. A seguire viene sostituito Varriale con Alassani che ha tanto voglia di fare, ma non ha che un quarto d’ora nelle gambe, poi si fa male Mosciaro che rimane in campo per onor di firma finché non ce la farà più e lascerà spazio ad Antonio Caputo. Infine l’espulsione di Tedesco con l’ennesima perla della giornata. Possiamo capire il fallo nell’immediatezza del contrasto duro ricevuto, ma colpire a freddo l’avversario in un momento così delicato è da irresponsabili. Così che senza Romano, Mosciaro e Tedesco è difficile impensierire qualsiasi avversario e la partita finisce sul nulla di fatto. Ancora una volta tutto il lavoro settimanale viene rovinato dalla scelleratezza del singolo, per il quale si spera vengano presi provvedimenti duri, oltre a quelli che prenderà il giudice sportivo. Abbiamo sempre giustificato le prestazioni dell’attaccante perché di attenuanti ne aveva parecchie, ma ieri non si è comportato da professionista, non portando rispetto ai suoi compagni, all’allenatore, ma soprattutto ai tifosi. Ci dispiace soprattutto per il mister che sta cercando in tutti i modi di ovviare ora alle carenze di organico, ora agli errori individuali, ora alle cretinate. Tempo permettendo sta lavorando sugli errori precedenti e portando questa squadra al top delle proprie capacità, ed il primo tempo ne è l’espressione evidente. Il lavoro del mister c’è e si vede, non tutti lo vedono e quindi questi risultati negativi vanno tutti a supportare l’opera dei detrattori. La maggior parte dei tifosi ha dimostrato maturità però, sia allo stadio che nei vari commenti del dopo partita, il tutto supportato dalle tante possibilità che il campionato ancora offre. Certo il trend va cambiato, ma siamo convinti che Patania e Fiore sono in grado di farlo anche perché il mercato è ormai alle porte e qualche errore in sede di mercato potrà essere corretto.
Cosenza - Cittanova 1 - 1
Ancora una volta i giocatori del Cosenza non sanno approfittare delle occasioni che il campo gli offre per vincere il match. Dopo la partita regalata all’Hinterreggio e l’occasione sprecata ad Acireale, il Cosenza si deve accontentare di un punto anche con il Cittanova, altra squadra che con un solo misero tiro è riuscita a rimanere imbattuta al S. Vito. Non è appunto la prima volta che le squadre avversarie del Cosenza riescono a sfruttare o l’errore dei nostri under o, come nel caso di domenica, la prodezza di un loro giocatore per imbrigliare il gioco dei rossoblù e portare il bottino a casa. Qualcuno direbbe questa è la serie D, categoria formata da squadre con giocatori che nella maggior parte dei casi ha scarse qualità tecniche e che si affidano soprattutto alla grinta, agonismo e qualche trucchetto per racimolare dei punti. Tanta corsa, una discreta disposizione tattica e voglia di emergere e poi due o tre elementi di categoria ed un giocatore dal tasso tecnico superiore come Michele di Piedi (questo giocatore farebbe molto comodo alla squadra silana), questo il Cittanova. Niente di trascendentale e questo si sapeva, ma conoscendo queste categorie avevamo avvisato che la partita sarebbe stata tutt’altro che facile, non tanto per le potenzialità della squadra reggina, ma per le defezioni che si sarebbero registrate in casa Cosenza. Che l’organico della Nuova Cosenza sia uno dei migliori della categoria è risaputo, così come si sa benissimo che ciò è vero per i titolari, ma non altrettanto per le riserve. Più volte abbiamo dovuto sottolineare come Patania abbia dovuto spesso fare i salti mortali per sostituire il fronte di attacco in caso di infortuni o squalifiche e sempre impossibilitato a cambiare la gara in corso proprio per questo motivo. Anche ieri ha dovuto inserire Douglas per vivacizzare le manovre offensive. Stante ancora l’assenza di Alassani è davvero difficile per il mister mettere in campo una formazione che garantisca vittorie su vittorie. Mancando quindi Adriano Fiore e Manolo Mosciaro viene a mancare quel quid in più che rende il Cosenza superiore alle altre squadre. Insomma il Cosenza diventa una squadra come le altre e nulla si può pretendere di più. Se poi alle deficienze strutturali si aggiungono anche quelle caratteriali ecco spiegato il mezzo passo falso. Aggiungiamoci poi che la sfortuna, grazie a Dio, assiste sempre la squadra rossoblù ed il gioco è fatto. Anche ieri un palo di Romano grida vendetta ed altre due o tre occasioni limpide sprecate malissimo hanno ridotto il Cosenza un poco più su del centro classifica. Però per vincere partite e campionati serve qualcosa in più. Al Cosenza di ieri è mancata la grinta e la cattiveria che aveva dimostrato a Lamezia con il Sambiase e che tanto ci aveva soddisfatti. Purtroppo queste sono caratteristiche che non si possono acquistare al supermercato, le devi avere connaturate e queste prime nove giornate ci dicono che solo alcuni elementi del Cosenza ne sono in possesso. Abbiamo apprezzato tanto Antonio Caputo, ma anche su questo giocatore ci eravamo espressi in precedenza con giudizi lusinghieri e domenica abbiamo avuto solo la riprova che Patania potrà contare sul un altro validissimo rincalzo. Un piede destro sopraffino che gli permette di superare con facilità anche più avversari e che ha tenuto in scacco tutta la difesa bianco verde. Ahimè se non ci fosse stato lui molto probabilmente non avremmo colto nemmeno il pareggio. Abbiamo apprezzato come al solito la difesa a cominciare da Franza anche se Ciano ha penato le classiche sette camicie per tenere a bada Di Piedi e non è neanche bastato. Ma ancora una volta quello che non ha funzionato è stato il centrocampo. Giuseppe Caputo e Veronese hanno fatto quello che hanno potuto, Provenzano era reduce da un affaticamento muscolare e Romano è ancora troppo discontinuo. Passa da lampi di genio a momenti di passività disarmanti così come il suo compagno Tedesco. Ambedue possono e devono dare molto di più a questa squadra e a questa società altrimenti non si andrà molto lontano. Posto che non c’è alcun obbligo di vincere il campionato, più volte abbiamo sostenuto un’altra filosofia che sta facendo, per fortuna proseliti, ossia quella che bisogna vincere il campionato del bilancio, perché quello che ci interessa e dovrebbe interessare tutti è il progetto, sarebbe importante non sprecare punti quando, anche in presenza di difficoltà oggettive, comunque la vittoria è a portata di mano. Parliamoci chiaro tra Hinterreggio, Acireale e Cittanova si sono persi almeno cinque punti da polli che si sarebbero potuti ottenere tranquillamente con questo organico a disposizione se solo ci fosse stata più intensità di gioco e qualche fesseria di meno. Non è giusto sprecare tanto sudore e fatica durante la settimana, impegni della dirigenza e passione dei tifosi se poi i risultati sono questi. Diamo atto a Patania di svolgere un grande lavoro e di averle tentate tutte, con l’organico a disposizione, per vincere la gara. Ottima e coraggiosa anche la mossa di inserire Douglas, tenendolo però ben lontano dalla difesa, quindi passando dal 3-4-1-2 ad un 4-4-2 che desse solo compiti offensivi al brasiliano. Abbiamo dato sempre atto alla dirigenza di aver fatto il meglio possibile, compatibilmente ai tempi, per quanto riguarda il mercato e siamo convinti che anche l’organizzazione societaria al più presto sarà al top, ma ora bisogna fare capire a taluni giocatori che questo campionato è duro e bisogna dare il 100% in ogni occasione. Partite come il secondo tempo di domenica scorsa non sono più proponibili alla platea di tifosi rossoblù anche per non dare spunti ai devastatori del calcio cosentino. Quanto successo ieri nella trasmissione di Osvaldo Morisco (di cui parliamo a parte) è aberrante e conferma che le nostre tesi sul complotto anti Patania e di conseguenza anti Fiore sono realmente in atto e vanno sventate con ogni mezzo.
Acireale - Cosenza 1 -1
Il primo pari del Cosenza non poteva che arrivare ad Acireale, l’unica squadra che ha collezionato solo pareggi in casa, quattro su quattro. E alla fine bisogna pure essere soddisfatti perché ancora una volta i giocatori rossoblù avevano fatto harakiri. Se Romano non avesse tirato fuori una delle sue perle dalla lunga distanza adesso ci saremmo dovuti rammaricare per l’ennesima sconfitta causata da errori tecnici dei giocatori silani. Se ben guardiamo le tre sconfitte sono tutte giunte per errori individuali ed anche ieri si stava replicando. Lo stesso Patania ha tenuto a sottolineare che vanno corretti questi “particolari” che, alla fine, potrebbero rovinare l’enorme mole di lavoro svolto dai quadri tecnici. Ad Acireale si stava costruendo una vittoria, ma nel momento migliore della squadra, nel finale del primo tempo quando le occasioni si ripetevano e così i calci d’angolo, alla fine saranno 15 a 2 a favore dei “lupi”, è arrivato l’ennesimo patatrac, quello che non ti aspetti, ciò che non prepari durante la settimana e scombina i piani pre gara. La categoria ed il nervosismo hanno fatto poi il resto. Si sa che in serie D è difficile giocare specie quando squadre inferiori tecnicamente vanno in vantaggio, i minuti di calcio giocato diventano sempre pochi ed è difficile recuperare. Aggiungiamo anche un terreno di gioco gibboso e pesante che non agevola certo la squadra tecnica. Poi al Tupparello è risultato evidente come la squadra sia nervosa e stia subendo oltre misura un ambiente velenoso che non aspetta altro che la squadra perda o giochi male per distruggere quanto di buono si sta cercando di costruire. L’espulsione di Fiore, la reazione di Parisi alla provocazione di Radicchio, un giocatore Nello tra i più corretti ed esperti della categoria che non perde mai la calma, così tutte le altre ammonizioni sono sintomatiche del fatto che la squadra sta soffrendo oltre misura le critiche che quotidianamente piombano su squadra e mister. I nemici del Cosenza sono ben individuati, anche la società li conosce, lo stesso Stefano Fiore non ha perso tempo nel fare le sue rimostranze non appena ne ha avuto la possibilità, ma il progetto di destabilizzazione è in pieno corso e gli ultimi due risultati non aiutano certo a smontarlo. Poi c’è anche chi cerca di fare critica costruttiva che in molti casi si somma alla critica strumentale, ma è difficile comprendere chi in estate predicava calma, invitava a stare con i piedi per terra ed oggi invece mette continuamente sotto pressione la nuova società con menzogne e pareri anche tecnici senza alcun fondamento. Stefano Fiore ha detto nel dopopartita: “c’è qualcuno a Cosenza che fa una critica sterile e senza fondamento che vuole solo il male del Cosenza… c’è chi si diverte a scrivere senza venire allo stadio o vedere una partita … e poi aggiunge: siccome ci sono tanti tecnici ed allenatori a Cosenza, possono venire benissimo al mio posto perché io voglio solo il bene del Cosenza e se c’è qualcuno che sa lavorare meglio di me potrà sostituirmi …” parole chiare e ben indirizzate che speriamo colgano nel segno e facciano arrossire di vergogna i destinatari. Allo Stefano nazionale chiediamo invece di non dare soddisfazione eccessiva a questi soggetti che non hanno mai contato niente e continuare nel suo magnifico lavoro. La squadra non sta rendendo al meglio è inutile negarlo e dei correttivi vanno effettuati, più volte li abbiamo sottolineati da queste colonne però siamo altrettanto convinti che società e staff tecnico sono di alta affidabilità e che c’è bisogno solo di tempo per ottenere i risultati. Non rimaniamo coerenti con quanto affermato primo dell’inizio del campionato: è già importante che ci sia una squadra per cui tifare dopo lo scempio dell’anno scorso che qualche nostalgico vorrebbe già riproporre; che nonostante i tempi è stata costruita una squadra degna di questa città e che i tifosi devono avere pazienza e sostenere i propri beniamini, in questo modo i risultati arriveranno e saranno molto soddisfacenti. Al contrario se si continuerà su questa strada, con mille paganti allo stadio e spargendo veleni a più non posso, la fine è vicina. Alcuni saranno contenti, ma è dovere dei veri tifosi impedire che ciò avvenga. Anche Gardano ha tenuto a sottolineare di aver giocato con la migliore compagine incontrata sinora, questo non soddisferà i palati fini che si aggirano dalle parti del S. Vito, ma è indicativo del fatto che il Cosenza è sulla strada giusta, bisogna dare solo il tempo a questo allenatore di trovare i giusti correttivi per una squadra formata in pochissimi giorni. Bisogna apprezzare gli sforzi di Patania nel trovare la formula giusta, ieri ha proposto una squadra che meglio risalta le qualità tecniche di ogni elemento e stava riuscendo nel suo intento. Forse, al suo posto, non avremmo proposto Douglas, ma bisogna capire anche il suo intento, ossia quello di dare forza propulsiva sulle fasce. L’altro problema riguarda Tedesco. Adesso tutti ne parlano aggiungendo confusione a confusione, cretinate a cretinate, figurarsi che c’è chi ha detto che non è una punta, non sapendo distinguere tra punta, come giocatore di attacco e non della difesa, e punta vertice che è un ruolo ben specifico del reparto offensivo di una squadra. Tedesco è invece una punta che segna e anche molto e riesce a scambiare deliziosamente con il compagno di reparto, ma deve giocargli vicino, altrimenti rischia di girare a vuoto. L’unica cosa che manca sul serio a questa squadra e che nessuno ancora ha soppesato bene sono delle valide alternative. Domenica prossima se ne accorgeranno in molti viste le squalifiche di Mosciaro e Fiore.
Cosenza - Hinterreggio 1 - 2
Quando si giocava al calcio da ragazzini e si perdeva replicavamo ai vincitori con un “Cirio regala”, intendendo con quella frase, ricavata da una nota pubblicità dell’epoca, che si era talmente superiori da poter regalare la vittoria agli avversari. Ieri i giocatori del Cosenza hanno voluto regalare tre punti ad una squadra che, dopo aver subito la rete di Mosciaro, sembrava rassegnata al proprio destino che era quello di soccombere dinanzi alla superiorità tecnica dei rossoblù. Gli uomini di Di Maria erano inermi di fronte agli attacchi dei rossoblù, non osavano mettere il naso fuori dalla loro area per paura di subire, aspettavano solo la mazzata finale che stava arrivando al quarto d’ora, quando un bellissimo tiro di Romano colpiva il palo esterno. A quel punto avrebbero annunciato al mondo intero che il Cosenza era una squadra imbattibile e che ogni sforzo sarebbe stato vano per tentare di superarla. Ma il Cosenza non è abituato a vincere facile, deve, per tradizione calcistica, complicarsi sempre la vita, anche le vittorie più facili e così ha deciso che battere l’Hinterreggio e spaccare definitivamente il campionato non era da Cosenza, con sommo dispiacere dei quattro “gatti” arrivati al S. Vito. I “nostri” hanno cominciato a bearsi delle loro movenze, dei loro tocchi di fino, hanno cominciato a fare i cavalieri fermandosi, sei giocatori avversari rimanevano a terra, quando non gli veniva nemmeno richiesto. Ad un certo punto Tedesco ha rischiato di beccarsi anche un’ammonizione per fermare il gioco con le mani, rinunciando ad una pericolosa azione da rete, cose da pazzi. Insomma nel giro di appena cinque giorni hanno dimenticato come si gioca in questa categoria. Se a Sambiase avevano vinto per lo spirito di sacrificio messo in campo, ieri hanno perso come dei babbei. Così Castellano, dopo aver fatto le prove generali in un paio di occasioni, credendo di essere diventato Pirlo e pensando di poter superare gli avversari con una semplice finta di corpo, invece di passare la palla al libero Provenzano sulla fascia, decide di superare ben due avversari che ovviamente non gli riconoscono le qualità del nazionale, anzi si fiondano su di lui certi che possa perdere palla, glie la rubano e lanciano La Canna che, approfittando di una difesa sbilanciata, scocca un precisissimo fendente nell’unico punto in cui Franza non può arrivare. Non ci piace criticare i giovani giocatori rossoblù, ma gli errori di presunzione vanno pagati. Da quel momento in poi la partita cambia radicalmente, l’Hinterreggio capisce che il diavolo non è così brutto come pensavano e decidono di prenderlo per le corna. La partita verrà giocata, da quel momento, alla pari, con occasioni pericolose da entrambe le parti. I “lupi” cercheranno di imporsi nuovamente nei minuti finali del primo tempo, ma le occasioni saranno velleitarie. Nei primi minuti del secondo tempo il secondo patatrac, con la squadra per l’ennesima volta sbilanciata e Franza costretto a fare i salti mortali per evitare il raddoppio, ma non ci riuscirà. Di li a poco verrà sostituito Romano con Antonio Caputo. Il motivo di questa sostituzione ci è sconosciuto, se non quello probabile di irrobustire il reparto avanzato nel tentativo di recuperare il risultato, ma le buone intenzioni di Patania non sono state premiate perché nonostante il giocatorino abbia avuto degli ottimi spunti, il centrocampo ha perso le sue geometrie. In seguito viene sostituito pure Tedesco, questo reclamava il cambio da parecchi minuti prima, e nonostante avesse girato a vuoto per l’intera partita la sua assenza si è notata parecchio alla fine. Al suo posto è subentrato Veronese, che non è certo una punta (come mai non c’era Rampazzo in panchina?) e le speranze di bucare la difesa ospite sono risultate presto vane. Con sei under in campo la manovra è apparsa confusionaria e gli attacchi inconsistenti, per cui è stato gioco facile per gli uomini di Di Maria portare il risultato insperato a casa. A ben vedere come si è svolta la partita rimane un forte rammarico per l’occasione persa, a come poteva essere questo campionato con la vittoria odierna e come invece sarà. Oltre a qualche errore di presunzione bisogna anche dire che il turno infrasettimanale si è fatto sentire. Paradossalmente il S. Vito, in questa occasione, ha penalizzato i rossoblù che alla fine erano troppo stanchi per recuperare. Un campo più piccolo li avrebbe agevolati. Siamo convinti però convinti che il più era fatto, la partita si era messa da sola su un piatto d’oro, bastava esprimersi come a Sambiase ed adesso avremmo scritto di tutt’altre prospettive. Ovviamente nulla è compromesso, soltanto che bisognerà recuperare al più presto i punti persi perchè essere a cinque punti dall’Adrano non è ne confortante, ne esaltante, chiedere ai pochi intimi, ne giusto nel rispetto dei valori tecnici del campionato. Bisogna recuperare e fare tesoro degli errori commessi: crediamo che una seria strigliata vada fatta a Castellano, forse se Patania fosse stato in panchina quanto successo non si sarebbe verificato. Certo Castellano non è De Rose, questo è evidente, ma siamo convinti che può dare molto di più. Stesso discorso per Tedesco, questa squadra non può accontentarsi solo delle sue spizzicate, della sua sola presenza e l’attacco, di conseguenza, non può ricadere solo sulle spalle di Mosciaro, a maggior ragione se in panchina non si hanno attaccanti. Come già scritto, le scelte di Patania sono di certo condizionate in tal senso e fino a gennaio nulla potrà cambiare, se non l’inserimento di Alassani, ma urge tornare sulla terra.
Sambiase - Cosenza 0 - 1
Il Cosenza fa un altro passo in avanti, anzi tre. Conquista tre punti che lo collocano al secondo posto in classifica, in condominio con la rivelazione Acri e il Palazzolo, e appena dietro di due punti alla capolista Adrano. E già monta il rammarico per le sfortunate prestazioni con Nuvla ed Acri. Nessuno può negare, tranne qualche incompetente, che due pareggi in quelle partite erano largamente alla portata dei rossoblù ed ora si sarebbe la in cima, ma in qualche modo si doveva pagare lo scotto del ritardo di preparazione. Ma ciò che conta è che la squadra migliora di giornata in giornata. Ora che il ritardo di preparazione è stato colmato la squadra riesce ad essere anche aggressiva, lotta e digrigna su ogni pallone, mette la gara sul piano dell’agonismo al pari delle squadre meno blasonate e poi le batte perché in possesso di un tasso tecnico superiore. È innegabile che queste cose non avvengono per caso, ma sono il frutto del lavoro settimanale, dell’applicazione e del sacrificio di giocatori e tecnico. La partita è stata preparata al meglio, ogni piccolo particolare è stato preso in considerazione. Abbiamo notato, solo a titolo di esempio, come la squadra si sia disposta in modo molto compatto davanti a Franza in occasione dei calci d’angolo, ad evitare di lasciare spazi per gli inserimenti dei giocatori avversari. Le reti di Porpora e Morelli nella partita precedente hanno fatto scuola. Ci si lamentava che questa squadra avesse la “puzza sotto il naso”, ma il tutto era dovuto invece alla mancanza di fiato, alla mancanza di lavoro. Non si può pretendere che una squadra nuova di zecca, incompleta e con dieci giorni di lavoro potesse trovare subito i ritmi giusti, l’armonia e lo spirito giusto. Ora che mister Patania ha avuto quasi due mesi di lavoro dalla sua parte i frutti cominciano a vedersi, con buona pace di chi nella sua completa ignoranza calcistica continua a criticarlo. Ieri, in una sera di luna piena, ideale per i lupi mannari, era un piacere vedere correre Provenzano e Romano in lungo ed in largo nel campo, dannarsi l’anima per rincorrere gli avversari, non lasciargli un attimo di pace. Era un piacere vedere Tedesco sbuffare come un stantuffo, aiutare i compagni, cercare di proporsi e tentare di proporre i compagni. È stato una goduria vedere Adriano Fiore aiutare i compagni a centrocampo e contemporaneamente lanciarsi in corse sfrenate sulla fascia per cercare il cross decisivo. Poi il solito Mosciaro, ormai non fa più notizia, “segna semper lu”, la farà quando non gonfierà la rete avversaria con una delle sue prodezze. Anche ieri una magistrale punizione sulla quale Andreoli poteva fare davvero molto poco. La difesa poi è divenuta imbattibile. Da quando in questa squadra è stato possibile schierare anche Pietro Varriale gli avversari non si avvicinano proprio a Franza. In due partite nessuna rete subita, ma aggiungiamo anche solo due tiri scagliati verso la porta rossoblù. Franza ogni domenica dimostra di essere un portierino veramente all’altezza, ma potrebbe tranquillamente portarsi dietro tavolino e sedia da pic nic, tanto palloni da parare manco a pagarli. Per chi non l’avesse capito questa squadra ci piace tanto. Ci piaceva anche quando non vinceva a dire il vero, anche quando era una squadra da torneo acsi, come diceva qualcuno, facendo finta di non sapere che i giocatori c’erano ma erano squalificati o infortunati e dimostrando di non avere la vista lunga. Come accennato, a Lamezia è stato compiuto un altro passettino verso la forma migliore, verso l’applicazione corretta del gioco preteso da Patania, verso l’intesa tra giocatori e tra reparti. E se il Cosenza in under construction riesce a fare quattro vittorie, di cui due esterne, quando sarà al top dove arriverà? Questa vittoria acquista maggior valore perché ottenuta sul campo di una buona squadra che ha già dimostrato di avere numeri importanti. Ieri sera non si è espressa al meglio, ma il merito è tutto del Cosenza. Questa vittoria “spacca” il campionato, annuncia urbi et orbi che il Cosenza è forte e che lotterà per la vittoria del campionato. Adesso aspettiamo i prossimi miglioramenti. Aspettiamo che Castellano entri nei meccanismi della squadra. Ha fisico e forza per poter tenere il centrocampo da solo, ma ancora deve lavorare per mettersi alla pari dei compagni. Poi c’è da aspettare Tedesco. Abbiamo scritto che fa un lavoraccio, ma ancora l’intesa con i colleghi di reparto non è al top. Acquista sempre più minuti nelle gambe ed ogni domenica aggiunge qualcosa di positivo, ma ci attendiamo dell’altro da un giocatore come lui. È evidente che deve abituarsi ad un ruolo che non gli è congeniale, ma il convento questo passa e bisogna fare di necessità virtù. Quando sarà al massimo della forma magari tenterà di andare anche lui al tiro e non si limiterà a fare solo da sponda. Questa squadra ha bisogno di altre soluzioni offensive che non siano solo ridotte alle giocate di Manolo Mosciaro. Con il tempo si rischia di diventare prevedibili. Adesso tocca scaricare in fretta le tossine accumulate perché la gara con l’Hinterreggio è già alle porte. Un’altra gara tosta che serve per dare un imprinting al torneo.
Cosenza Gelbison Serre 2 - 0
Alla fine è stata vittoria, ma non è stato così semplice come il risultato di 2 a 0 potrebbe lasciare intendere. Come ogni partita in casa i ”lupi” sono partiti male, quasi che trovino difficoltà a carburare, a capire l’avversario e individuare le contromosse necessarie per far propria la gara. Patania rinforza ancora una volta il centrocampo, abbandonando, forse per sempre, il centrocampo fatto solo di manovratori, e inserendo un incontrista. Ad Acri c’era Caputo, ieri Castellano che ci sembra più idoneo fisicamente al ruolo. Provenzano e Romano giocano al suo fianco. Fiore viene spostato come esterno di attacco anche se in fase di non possesso diventa il quarto di un 4-4-2 più accorto. In effetti Patania, alla vigilia, avrà temuto i tre attaccanti del Gelbison Serre e si è voluto cautelare inserendo anche Varriale a sinistra di Parisi e Ciano, lasciando il solo Rapisarda come under a destra. In avanti Tedesco ancora da punta vertice e Mosciaro all’ala. Dicevamo delle difficoltà iniziali: Borsa, Manzillo e Amarante, i tre del centrocampo salernitano sono riusciti ancora una volta ad irretire le manovre rossoblù, aiutati da Sica in fase di non possesso, quindi ben vedere anche Longo si è cautelato dovendo affrontare il tridente silano. Fatto sta che la manovra del Gelbison, tranne qualche interessante iniziativa nei primissimi minuti di gioco, non è sembrata velocissima e soprattutto poco incisiva. Si sono limitati a controllare, tentando qualche sortita con Senè, apparso molto in ombra, ma nulla di più. Più i minuti passavano e più i giocatori di Longo arretravano il baricentro a cercare quello 0 a 0 che in questo inizio di campionato gli sembra congeniale. Non potendo fare di più si sarebbero accontentati volentieri di un nulla di fatto al S. Vito. Lo dimostrano le dichiarazioni a fine gara di mister Longo, apparso quasi rassegnato al verdetto finale. Il Gelbison non ha una buona tradizione con il Cosenza, tre incontri e tre sconfitte, ma hanno migliorato, quattro anni fa persero per 6 a 0 e Longo ha dimostrato di non aver dimenticato. Quello che è cambiato nella ripresa è stato il Cosenza. D’incanto la manovra è divenuta più lucida ed i giocatori invece di sembrare affaticati, hanno come spezzato il fiato e cominciato a correre all’impazzata. Ciò dimostra che la preparazione è a buon punto e i due giorni in più hanno fatto sicuramente bene. D’ora in poi non si potrà più addurre come scusante per mancati risultati il ritardo di preparazione atletica. Si è cominciato a spingere di più sulle fasce anche perché il Gelbison aveva arretrato il baricentro e non impensieriva più di tanto la nostra forte difesa guidata da un sempre più bravo Franza. Veramente un acquisto indovinato questo, a maggior ragione se si pensa che questo portierino ha solo 18 anni. Ma a vederlo parare non sembra affatto così giovane. Sicuro nelle uscite, buona la presa, plastico nelle parate, insomma da sicurezza a capitan Parisi e soci. Dispiace per Ramunno, non merita di stare in panca, ma avere un over in più in campo è troppo importante. Avere “blindo” come riserva è un lusso che non so fin quando il Cosenza si potrà permettere. I cross si sono ripetuti a volontà, così gli inserimenti di Romano e Provenzano, anche Tedesco si è dato da fare, suo il velo che ha portato alla prima rete di Mosciaro. Insomma c’è stato un buon movimento senza palla, anche Varriale è sceso a crossare fin dalla linea di fondo, sono quelli i cross che ci piacciono di più, anche perché in mancanza di una vera torre è inutile cercare gli spioventi in area. Invece Varriale ha fatto un bel cross, teso dal fondo, di quelli che basta appoggiare e Romano ci è riuscito. 2 a 0 e tutti contenti, anzi non tutti, c’è qualcuno che continuerà a rosicare, speriamo che lo faccia fino a fine campionato. La classifica ci arride, quarto posto in condominio con Marsala, Acri e Cittanova e solo dietro a Battipagliese, Adrano e Palazzolo, mica Juventus e Udinese. Questa squadra migliora di giornata in giornata, ancora qualcosa va limata però. Bisogna entrare da subito in partita, questi tentennamenti iniziali possono costare cari in serie D dove le gare durano molto poco. Il gioco c’è e si vede, la mano di Patania è evidente, ma bisogna essere più decisi sin dall’avvio e non affidarsi eccessivamente alle individualità, seppur di spicco. La squadra ha ancora ampi margini di miglioramento, soprattutto se Tedesco potesse giocare fronte alla porta come fa Mosciaro. Lo vediamo in netta difficoltà quando gioca spalle alla porta e non riesce a portare su la squadra. Crediamo che in questo ruolo renda al di sotto delle sue possibilità. Molto più adatto Rampazzo, ma se non gioca mai qualche motivo Patania lo avrà. Anche Provenzano non rende al meglio da laterale, le sue migliori partite le ha fatte come play-maker, i suoi lunghi e precisi lanci potrebbero sveltire di molto la manovra rossoblù, ma se questo ruolo viene fatto fare a Castellano ci sarà un buon motivo. Ora fra sette giorni, di nuovo di martedì, a Lamezia contro il Sambiase toccherà confermarsi. La partita è difficile, di quelle toste, partire con il piede sbagliato potrebbe risultare fatale. Occhio “lupi”
Acri - Cosenza 1 - 0
Una grande giornata di sport quella vissuta domenica nella cittadina di Acri, di quelle che andrebbero ripetute ogni domenica, in ogni stadio di calcio. Gli ultras delle due squadre hanno dato un segno di grande civiltà, prima pranzando e brindando insieme e poi rispettandosi sulle scalee del Castrovillari. Emblematici gli applausi vicendevoli a fine gara, con la squadra dell’Acri a ringraziare prima i tifosi rossoblù e poi i propri sostenitori. Vincitori e vinti uniti in un grande abbraccio, un fair-play che partito dal terreno di gioco, tra i ventidue giocatori, si è sparso sino alle gradinate. C’è da ringraziare veramente chi ha contribuito nel realizzare tutto ciò. Per i tifosi dell’Acri una giornata storica, di quelle che si ricordano a lungo, la prima vittoria in un derby contro il Cosenza. Una vittoria dal sapore strano, che riempie di orgoglio i “fratelli” acresi, ma che, siamo convinti, lascia loro un tantinello di rammarico. In fondo il Cosenza è anche la loro squadra e ieri hanno vinto e perso nello stesso momento. I tifosi del Cosenza hanno invece vinto solo sugli spalti, li sono insuperabili. Ancora una volta si sono contraddistinti. La sconfitta è stata vissuta in pieno spirito anglosassone, più aumentava l’intensità della pioggia e più loro aumentavano il volume dei cori, più passavano i minuti, più la sconfitta si avvicinava e più loro incitavano la squadra fino comunque a ringraziarli per l’impegno profuso nel tentativo di ribaltare una partita difficile.
Si una partita difficile, si è sbagliato di grosso chi pensava di poter fare di un sol boccone i rossoneri di Ferraro. In sede di presentazione avevamo scritto che l’Acri aveva a disposizione un buon organico, con giocatori esperti e di categoria ed anche qualche “fuoriclasse”. Soprattutto giocatori che hanno deciso di regalarsi la storia ed hanno profuso mille energie per raggiungere questo risultato. Di Iuri ha salvato i compagni con due parate miracolose, Deffo, fisico da rugbista e grande posizionamento in campo, praticamente non ha sbagliato un intervento uno, i centrocampisti Cavatorti, Perrelli e Somanico non hanno concesso un centimetro ai dirimpettai, Galantucci e Visciglia due difensori aggiunti. Insomma l’Acri ha vinto la partita perché consapevole di essere inferiore tecnicamente al Cosenza ed ha impostato la gara cercando di aggredire in ogni zona del campo, finanche sui centrali rossoblù, ad impedire a chicchessia ogni forma di ragionamento. Hanno cercato le ripartenze evitando, come in passato, di fare lanci lunghi che sarebbero diventati facile preda di Parisi e co, sfruttando al massimo quindi l’assenza forzata di Sergi. La fortuna ha aiutato i ragazzi di Ferraro perché senza l’ingenuità di Scigliano difficilmente sarebbero andati in rete, a confermare ciò il fatto che Franza è stato inoperoso. L’Acri incassa il gentile cadeau e si rilancia in classifica raggiungendo proprio il Cosenza, adesso attenti al S. Antonio Abate, ripetere gli errori di Licata sarebbe .
E il Cosenza? Lento, impacciato e prevedibile. L’Acri aveva perso a Licata perché i giocatori di Pippo Strano andavano a mille, ieri i “nostri” passeggiavano. Sappiamo che la condizione atletica non è al top, se la scorsa settimana li avevamo giudicati al 50%, ora saranno arrivati al 60%, ma c’è qualcos’altro in questa sconfitta. Mosciaro e co. erano partiti bene, sicuramente meglio che nella gara interna con il Noto, erano padroni del campo, anche se forse ciò era voluto anche dagli avversari, che come scritto, avevano impostato una partita di attesa, ma è come se arrivati sulla trequarti avversari la luce si spegnesse. Qualora Provenzano, ottima la sua prova, riusciva a togliersi di dosso qualche “zecca” acrese e riusciva a rilanciare l’azione, puntualmente questa terminava. Solo quando il pallone capitava dalle parti di Mosciaro questi si dannava per cercare di puntare la rete, più volte lo abbiamo visto arretrare addirittura a centrocampo per evitare le asfissianti marcature avversarie, ma intorno a lui il vuoto. Tedesco aveva deciso di fare anche lui una “scampagnata” ad Acri, capiamo il suo stato precario di forma, ma nessun tentativo di liberarsi, nemmeno una astuzia, niente di niente. La verità è che questo ruolo non gli è congeniale, non sa fare la punta vertice e si vede. Patania ha dichiarato che aveva detto alle punte di giocare larghi, ma Tedesco lo abbiamo visto passeggiare in “centro”, mentre Mosciaro era costretto ad agire molto lontano dalla porta. Se a questo aggiungiamo anche la non buona prova di Romano, sugli stessi livelli e ritmi del suo ex compagno di Marcianise, lui che doveva ispirare le due punte, non è riuscito a fare un passaggio smarcante allora si può capire perché, una volta in svantaggio, non si è recuperata più la partita. Se aggiungiamo il campo piccolo che non permetteva manovre ariose e qualche topica della terna arbitrale il gioco è fatto.
Soprattutto è evidente che questa squadra una partita del genere non la vincerà mai, perché se ti vengono a mancare le gambe e gli spazi si potrebbe giocare di forza, di irruenza, ma questo organico non dispone di tali giocatori. Non dispone di una punta vertice che sappia far alzare la squadra, non ci sono giocatori di statura che possano creare confusione in area avversaria. Si certe partite e questa partita si poteva pareggiare solo assediando l’area avversaria, ma non è questa la caratteristica peculiare del Cosenza. Il Cosenza di Patania è impostato sul possesso palla e sulla velocità, cosa che in questo momento non può e non riesce ad esprimere. Quindi o si aspetta che questi giocatori entrino in forma, soprattutto Romano e Tedesco, o si interviene sul mercato.
Cosenza - Noto 4-1
Se il Cosenza vince per 4 a 1 quando ancora molti dei suoi giocatori sono al 50% della forma, c’è sicuramente da ben sperare per il prosieguo del campionato. Infatti ciò che emerge da una primissima analisi dalla partita di ieri, stravinta contro il sempre più fanalino di coda Noto, è che questa squadra deve ancora lavorare molto e che la gara si è vinta solo per un enorme differenza tecnica tra le due compagini. In campo ci sono ancora troppi giocatori che si muovono a fatica e, di conseguenza, la manovra ne risente moltissimo. Tedesco ha giocato continuamente con le mani sui fianchi, tutto gli veniva difficile, tranne l’assist sul dai e vai con Mosciaro che ha portato in vantaggio i “lupi”; Romano non è stato brillante come la domenica precedente ed è uscito stremato dal campo, anche toccandosi continuamente l’inguine, speriamo niente di grave per lui; Mosciaro, nonostante le due reti è ancora in ritardo di preparazione. A complicare le cose anche l’ennesimo infortunio di Alassani, si spera solo in una distorsione al ginocchio e che non siano interessati i legamenti, e poi la non buona prestazione di Douglas, continuamente superato dal suo diretto avversario. Il tecnico Patania d’altronde, in conferenza stampa, aveva avvisato tutti: gli ultimi arrivati sono in ritardo di preparazione, la migliore condizione è di la da venire, c’è da fare tanto lavoro. Era come se si aspettasse la partenza ad handicap che hanno avuto i suoi giocatori. Il Noto è partito alla grande, come a voler stemperare la paura di trovarsi dinanzi a tale “squadrone”, in uno stadio che non avevano mai visto manco in cartolina, e giustificare una prestazione che aveva mandato su tutte le furie il loro presidente e che era costata la panchina all’ormai ex tecnico Lombardo. Pronti, via è già al secondo Iannelli, il più bravo dei siciliani, preannunciava un’altra giornataccia per i tifosi rossoblù. Di Nola ha schierato i suoi con un 4-3-3 speculare a quello del Cosenza, ma che non ha avuto difficoltà a prendere il possesso del centrocampo e da lì lanciare continuamente sulle fasce, dove Fontanella e Barberi non avevano difficoltà ad insinuarsi. Come dicevamo, più sul lato sinistro dove operava Douglas che non dalle parti di Rapisarda che ha effettuato, invece, una prestazione sufficiente. Nessuno dei tre centrocampisti del Cosenza: Romano, Provenzano e Fiore ha caratteristiche di interdizione ed in questo momento di forma precaria è difficile imporsi agli avversari. Nessun, o quasi, pallone rubato agli avversari, zero le ripartenze, nel senso che questa, in questo momento, non è certo la caratteristica peculiare della squadra. Poi può capitare che proprio da un’azione in pressing dell’attaccante Mosciaro venga fuori la rete del 3 a 1, ma questo è un altro discorso. Questa squadra potrà sostenere un regista come Provenzano, una mezz’ala come Romano ed uno come Fiore e poi anche tre punte, come Mosciaro ed Alassani che non mi pare siano particolarmente propensi ad aiutare il centrocampo, quando sarà almeno all’80% della forma e potrà far girare la testa agli avversari tenendo continuamente il possesso palla. Esso qui altre due paroline magiche, possesso palla. Così come a Caltanissetta con un uomo in più, anche contro il Noto si è avuta un enorme difficoltà a tenere palla, a gestire l’azione, a rallentare il ritmo in situazione di vantaggio. In alcuni tratti, gli amaranto, anche in inferiorità numerica sono apparsi padroni del campo. A quel punto Patania ha disposto i suoi con un più prudente 4-4-2: con Giuseppe Caputo ad aiutare Proevenzano e Fiore e Douglas più larghi. La squadra è apparsa più ordinata, ma la cosa non fa testo, è stato un cambio del caso che dimostra solo duttilità tattica della squadra. Il Noto si rendeva conto che il predominio era un’illusione. Alla fine con un uomo in meno si sono sgonfiati, hanno perso la testa, con un’altra espulsione a seguito delle proteste sul rigore concesso ai “lupi”, ed anche la partita. Insomma se le cose stanno davvero così e si è vinto possiamo augurarci che le cose potranno migliorare sempre più.
Non migliorano invece le presenze allo stadio S. Vito. Tutti, compreso il sottoscritto, dopo la vittoria esterna, come da tradizione, si aspettavano un incremento delle presenze, invece addirittura un decremento di qualche decina di unità. Possibile che per vedere una cornice di pubblico consona alle aspettative di una piazza così esigente come quella di Cosenza bisogna aspettare sempre le ultime partite, a campionato stravinto? Nessuno pretende le 20.000 presenze, ma almeno 3 o 4.000 presenze questa squadra e chi l’ha formata se le meritano. Siamo certi che prima o poi i tifosi torneranno allo stadio, ancora le gite fuori porta attraggono troppe persone, c’è gente ancora scottata dalla passata stagione e che non si fida, c’è chi sostiene che i prezzi sono troppo alti, però com’è faticoso fare calcio a Cosenza!
Nissa - Cosenza 1-2
Che bello, che bello, che bello, non potevamo non cominciare il commento di Nissa – Cosenza con le parole del mitico Giuseppe Milicchio. In queste sue parole, esternate al secondo gol di Provenzano, sono certamente racchiuse tante emozioni: che bello essere tornati a commentare le gesta dei rossoblù; che bello vedere giocare e vincere dei ragazzini, subito ribattezzati “terribili”; che bello portare bene alla Nuova Cosenza, il che non guasta mai. Un’altra frase di Giuseppe durante la sua radiocronaca è stata: “… una goduria vedere giocare questi ragazzini …”, gli stessi ragazzini già bistrattati dalla critica dopo appena 90 minuti di gioco e dopo appena 15 giorni di preparazione.
Siamo contenti del ritorno di Giuseppe Milicchio, oltre che per motivi di amarcord, anche perché in un paio di orette circa di trasmissione è riuscito a riportare l’entusiasmo in questa città, tra molti tifosi scettici che già da domani correranno ad acquistare l’abbonamento. Questa è la forza dei giovani, il sapore di una vittoria conquistata con pochi mezzi a disposizione e per questo ancor più bella e sentita. Conquistata tra lo scetticismo quasi generale e di tutti i soloni che hanno già dimenticato le imprecazioni rivolte ai cosiddetti “mercenari”, ossia quei giocatori che nell’immaginario collettivo giocano quanto basta, sudano con il contagocce, ma sono pronti sempre a riscuotere alla cassa. I giovani no, i giovani corrono a perdi fiato, rischiano di rompersi l’osso del collo, è rischioso schierarli, ma non pensano mai al denaro. Gli stessi soloni, quelli che sbuffano e si agitano quando si varca la soglia dello spogliatoio, avevano già parlato di acquisti da torneo Acsi, acquisti che non facevano al caso della blasonata Cosenza e che oggi magari rosicano perché smentiti clamorosamente dal campo. E che campo. Alla vigilia tutti d’accordo che strappare un punto a Caltanissetta sarebbe stato già oro colato per i dilettanti del Cosenza, ed invece che ti succede? Che il Cosenza è padrone del campo, corre e pressa chi doveva alzare i ritmi della partita ed alla fine è rimasto con zero punti in due giornate di campionato.
È stato già detto che bisogna rimanere moderati nei giudizi, che una sconfitta non può abbattere e che una vittoria non deve esaltare, ma chi in questa squadra ha creduto dal 28 agosto, giorno della eliminazione in Coppa Italia con l’Irsinese, oggi esulta e non ha timore di essere smentito alla prossima partita perché questa è la vittoria di una filosofia, non è la semplice vittoria di una partita. Ieri è cominciato, anzi, per meglio dire, un mese fa è cominciato un nuovo corso, altri lo hanno capito solo ieri, per il Cosenza che è quello che era stato intrapreso un lustro fa e poi dilapidato da scelte scellerate. Oggi, ripartendo dalla serie D, non poteva essere altrimenti, costruire il futuro del Cosenza e del calcio stesso partendo dai giovani. Ancora sono in molti quelli che non si rendono conto che la pacchia è finita, che l’era dei presidenti scemi è finita e che il calcio, a maggior ragione in realtà meridionali come quella di Cosenza, si fa con la programmazione che non è una parola astrusa, ma significa costruire nel tempo una squadra e società forti, inserendo anno per anno gli elementi giusti per tentare il salto di categoria e salvaguardando il bilancio. Il tempo delle spese folli e dei folli nelle spese è finito. Cosenza ha imboccato finalmente la via giusta.
“..non vedo perché dobbiamo offendere questi ragazzini parlando di altri acquisti …” chi ha ascoltato la partita su Radio Love ha capito che ci riferiamo alle parole dell’’altro mitico della giornata, il grande Gianni Colistro. Siamo perfettamente d’accordo con lui, questi ragazzi meritano ben altra considerazione, quella avuta da chi li ha scelti e portati qui, ma anche quella dei tifosi del Cosenza e dei soloni che non hanno ancora imparato come funziona il calcio.
Detto questo sarebbe superfluo parlare della vittoria di ieri, ci interessa tanto quanto perché convinti che le vittorie arriveranno in futuro, al momento giusto. Potranno essere velocizzate con l’arrivo di due o tre over di qualità, ma io non ho fretta. Non ho fretta perché la prima parata di Ramunno è arrivata al 48° e che qualche grattacapo per la difesa rossoblù c’è stato solo nel finale, quando ormai le gambe dei ragazzi “terribili” di Patania non hanno retto più, quando l’azzeccatissimo innesto di Romano ha dovuto lasciare il terreno di gioco. Non ho fretta perché dopo il DS Condò anche il mister dell’Enna, Sasà Marra ha dichiarato che il Cosenza ha dei giocatori importanti; perché quando si ha in squadra un giocatorino come Provenzano si può aspettare con tranquillità; perché non sono i nomi che fanno le squadre, chiedere ai tifosi del Messina perché hanno speso un milione di euro e perso ad Acri; perché anche se con molta calma i giocatori tanto acclamati sono o stanno arrivando. Apprezziamo di più chi centellina gli acquisti ma porta a Cosenza giocatori come Ciano, Mosciaro e Romano e non acquisti per incamerare abbonamenti che poi portano ala fallimento. Ora sosteniamo questi ragazzi “terribili” perché con l’aiuto dei tifosi nessun traguardo è impossibile.
Cosenza - Nuvla 0 -1
L’avventura della Nuova Cosenza Calcio nel campionato di serie D è cominciata male, sconfitta dalla Nuvla San Felice per 1 a 0. Tutti, pur consapevoli delle enormi difficoltà che c’erano da superare, speravamo in qualcosina di più, visto che quantomeno nelle prime due uscite di Coppa Italia almeno non si era perso. Le prove con Acri ed Irsinese ci avevano convinto del buon lavoro iniziato da Patania, l’avversario abbordabile e l’innesto di Mosciaro avrebbero fatto il resto. Ma il calcio è irreprensibile, le pecche si pagano e ieri il Cosenza di pecche ne aveva tante. L’essere in notevole ritardo di preparazione, il non poter ancora usufruire di una rosa adeguata alla categoria, perché oltre ad infortuni e squalifiche si è ritardato nel acquisire i ricambi giusti, aggiungiamoci pure che il pubblico è ancora distante da questa squadra, solo 1.500 le presenze, ed il quadro è completo. Anzi no, si contava su Mosciaro, ma il ragazzo è in netto ritardo, gli manca la velocità di azione di chi ha la lucidità mentale per far partire i muscoli al momento giusto e poi gli under. Troppi in campo, tanti che l’allenatore avversario, Di Maio, non è rimasto nemmeno molto entusiasta della vittoria. Il campionato per noi comincia domenica ha riferito, vincere contro la Berretti del Cosenza non può inorgoglirci. E allora di cosa vogliamo parlare, non si può fare una disamina tecnica di una gara giocata in queste condizioni. Per quanto i ragazzotti allenati di Patania abbiano “stoffa da vendere”, sono stati messi, compatibilmente alle necessità, molto bene in campo, non hanno retto l’impatto con un campionato come quello di serie D. Principalmente dal punto di vista fisico, i nolani arrivavano sempre prima sul pallone, non hanno avuto difficoltà a prendere il sopravvento a centrocampo e hanno gestito la partita a loro piacimento. Ma anche dal punto di vista mentale non hanno retto evidentemente. Una cosa è giocare campionati giovanili, una cosa è affrontare giocatori che, seppur scarsi tecnicamente, sanno come farsi rispettare. Poi subita la rete dello svantaggio non si sono raccapezzati più.
La difesa del Cosenza ha retto bene, centralmente insuperabile con il duo Parisi-Ciano, un po’ più vulnerabile sul lato destro, con Lagnena (ex Cavese) che ha fatto ammattire Douglas. Bene anche il portierino Franza, apparso sicuro, determinato, lucido nelle uscite, incolpevole sul gol. Ma le noti più dolenti sono arrivate dal centrocampo. La mancanza di Adriano Fiore si è fatta sentire molto, Castellano ha fatto quello che ha potuto nel rompere le azioni avversarie, Rapisarda era adattato in quel ruolo, anche lui non poteva fare di più, anche Provenzano che ci aveva deliziati nella partita con l’Irsinese, era come svuotato. Non si è reso protagonista di un lancio, di un tocco, addirittura si nascondeva quando qualche compagno gli avrebbe voluto passare la palla. Sono cali di tensione ricorrenti nei giovani, ma forse anche il fatto di essersi ritrovato ad operare da intermedio non gli ha agevolato il campito. È li che fondamentalmente si è persa la partita. Solo qualche lancio verso Mosciaro, non sfruttato a dovere e neanche di ripartenza, ma sappiamo che per fare queste cose c’è bisogno di molto fiato in corpo. Per quanto riguarda il tridente: di Mosciaro abbiamo detto, Rampazzo ha cercato le sue giocate, ma era ben controllato dai centrali nolani. Maestri ha fatto la solita partita diligente, scalando anche come quarto di centrocampo in fase di non possesso. Ininfluenti i cambi.
Nonostante tutto il Nola ha sudato le sette camicie per battere il “lupi”, il che la dice molto sul livello tecnico di questa squadra, partita con enormi difficoltà finanziarie e che punta dritto alla salvezza. Si sono presentati con un 3-4-3 puro. La difesa a tre era ben supportata dal centrocampo a quattro che accorciava bene il campo, aiutati anche dai tre attaccanti. In fase di possesso spingevano molto bene sulle fasce con Lagnena da un lato e veneziano dall’altro, presentandosi spesso in cinque in area silana.
Riassumendo c’è ancora molto da lavorare: speriamo arrivino presto i “rinforzi”, domani è atteso Alfredo Romano, bisogna recuperare gli infortunati e dare tempo a questi giovani di crescere. Tensioni e sconfitte non li aiutano, bisogna stare vicino a questa squadra e la società va aspettata.
La giornata non è stata di quelle esaltanti benché ci siano state ben tre vittorie esterne. Solo undici reti. Sorprendente la vittoria del Cittanova a Licata, molto preventivabile quella della valle Grecanica a S.Antonio Abate e ipotizzabile quella del Nola a Cosenza. Vince a fatica il Messina che ha sfruttato al meglio un calcio piazzato. La Nissa ha preso il sopravvento nella ripresa, ma Cecere ha chiuso la porta giallorossa. Ciò a significare che vincere è dura per tutti e che la prossima trasferta dei “lupi” è di quelle insidiose. Quasi a voler rappresentare in numeri questa sofferta vittoria, il Messina si ritrova a due punti e non tre, ma è solo questioni di penalizzazione. Vince anche l’accreditata Hinterreggio, una partita non facile con il forte Sambiase. Deludono anche Battipagliese e Acireale, pareggi interni, rispettivamente con Gelison Serre e Adrano. Vince il Palazzolo il derby con il Noto, bissando il risultato di Coppa Italia di qualche giorno fa. Perde l’Acri a Marsala, in un esordio non morbido, ma che conferma le difficoltà momentanee dei rossoneri.